L’atto precede la potenza

Importantissime furono le traduzioni di Ibn Sina, che per gli occidentali è Avicenna, cui si devono tanto il celebre Canone quanto i trattati filosofici (soprattutto il Libro della guarigione) che restarono fondamentali1.

La filosofia occidentale, come filosofia del cristianesimo, deve confrontarsi, necessariamente, con la filosofia orientale, come filosofia araba, islamica, di autori quali Averroè, al-Farabi, Ibn Hazm, al-Gazzali e da ultimo, ma precedente in qualche modo a tutti gli altri, Avicenna. E’ a quest’uomo (980-1037) che si deve una prima sistematizzazione, filosofico-logica, storica in qualche modo, della filosofia aristotelica. Certo, mediata dalle concezioni religiose vigenti nell’Islam (come religione monoteista) ma senza dubbio cruciali, per la portata e la vastità dell’opera, per certa filosofia occidentale, giunta a noi fino ad oggi, nell’analisi di quel che è prima di ogni altra filosofia, in quanto proprio filosofia prima, Metafisica.

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Quel borghese onesto e ordinato di Kant

Abbiamo lasciato per qualche tempo che questa Nostra rivista riposasse dalle (troppe e vane) parole cui la filosofia non va mai sottraendosi. Perché se è vero che il linguaggio è la casa dell’Essere, è altrettanto vero che questo stesso linguaggio spesso e volentieri intrappola l’elaborazione libera, spontanea, poetica (perché no), del pensiero puro, come pensiero pensato e come pensiero istintivo. Torniamo con una nuova rubrica, che cercheremo di tenere in continua esplorazione. “La Lente“, indagine filosofica sul confronto del pensiero tra due autori. Il nostro viaggio, oggi, prende le mosse da un testo che sta occupando il tempo di questa stessa Nostra rivista; Il crepuscolo dei filosofi, a cura di Giovanni Papini, intellettuale di spessore internazionale, ancora troppo poco amato nella terra che ne vide i natali, la Nostra terra, l’Italia. Il suo linguaggio sferzante, polemico, lucido e tagliente ha tolto alla sua fama una fetta della torta che è andata ad altri “intellettuali“, forse più scientifici (scientistici…), metodici, ordinati, ma certamente meno geniali e visionari rispetto al nostro odierno eroe. Soprattutto, meno scomodi.

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La bella edizione del libro edita da Circolo Proudhon; edizione di nostro riferimento.

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Il tempo scandito in Cristo

Esso [l’essere dell’io] è, come essere «attuale» – ossia come essere presente e reale, puntuale: un «ora» tra un «non più» e un «non ancora». Ma per il fatto di separarsi in essere e non essere, nel suo aspetto di scorrimento, svela anche l’idea dell’essere puro, che non ha nulla in sé di non essere, in cui non c’è nessun«non più» e «non ancora» e che non è temporale, ma eterno1.

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E. Stein, 1891-1942.

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Morte del soggetto e dramma di Cristo

In un senso squisitamente estetico, seguendo l’etimologia del termine (dal greco “αἰσϑησις”), la croce rappresenta il nulla drammatico al quale non si può rimanere del tutto indifferenti. Colui che si fa chiamare “il Figlio dell’uomo” e viene nella “pienezza dei tempi”, il Rex Iudeorum Gesù Cristo è, essenzialmente – e primariamente -, nel luogo ostile e sanguinoso della croce. Continua a leggere “Morte del soggetto e dramma di Cristo”

Tra Tommaso ed Edmund Husserl

Può una sintesi tra il pensiero di Tommaso e quello di Edmund Husserl essere una sintesi a più ampio respiro tra fede e ragione? Nel dialogo Was ist das Philosophie? Ein Dialog zwischen Edmund Husserl und Thomas von Aquin, a cura di Edith Stein, è rinvenibile una proficua ricerca che intende conciliare le due filosofie, solo apparentemente inconciliabili.

Edith Stein (1891-1942)

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L’importanza di tornare all’uomo

Questo ente privilegiato, l’ens, quod natum est convenire cum omni ente, è l’anima. Il primato dell’«esserci» su ogni altro ente, che qui emerge senza tuttavia essere ontologicamente chiarito, non ha evidentemente nulla in comune con una cattiva soggettivazione del tutto dell’ente.1

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Sostituzione vicaria e beata speranza

Unterfassung e Stellvertretung. Sono questi i due termini privilegiati, e centrali, nell’analisi condotta da Hans Urs von Balthasar (1905-1988) in merito alla questione – spinosa, specie nell’universo della teologia cattolica – di un “inferno vuoto”. Più che questione – von Balthasar non dubita mai in toto della traditio theologica – si dovrebbe parlare di speranza. Una speranza, beata, profonda e caritatevole, nella quale i testi evangelici, come i primi padri greci, possono dar man forte. Come il teologo elvetico, molti altri hanno parlato dell’evento cristologico del Sabato Santo1 in termini teodrammatici, prima ancora che antropodrammatici. Continua a leggere “Sostituzione vicaria e beata speranza”

Intesa abramitica

È possibile un dialogo inter-religioso tra islam, cristianesimo ed ebraismo? A ben guardare, le ragioni storiche che hanno determinato la frattura e lo sconvolgimento della celebre Striscia di Gaza, oltre che alle millenarie lotte tra Oriente islamico ed Occidente cristiano, fecero derivare la loro causa da questioni politiche, aggravate semmai da questioni religiose. Sulle Crociate e sul primo dominio arabo, successivo alla morte di Maometto nel 632 d. C., non si vogliono qui discutere le motivazioni religiose che la sensibilità dell’epoca avvertiva sinceramente. Non si può negare, tuttavia, che fu proprio quell’intenso fervore a mietere tante vittime. Continua a leggere “Intesa abramitica”

Rivalutare Lutero alla luce del cattolicesimo

Lutero non ebbe, nel 1517, una Chiesa che lo appoggiava. Non ebbe l’una, Santa, cattolica e apostolica alla sua destra. Ma da questo fatto, non deve nascerne uno scontro – che tutt’oggi non è cessato del tutto. Se quel monaco agostiniano, così ardente e risolutivo nell’opera che si era prefissato di compiere, non ebbe dunque la fortuna – o il caso – di dialogare proficuamente con quella Chiesa di cui pure faceva parte, non fu per sue colpe. Continua a leggere “Rivalutare Lutero alla luce del cattolicesimo”

La novità cristiana nell’idea di morte

Ma poi il cristianesimo […] ha scoperto una miseria di cui l’uomo come tale ignora l’esistenza: questa miseria è la malattia mortale.1

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