Filosofia

La teoria estetica di Adorno. L’arte e la vita

E’ una riflessione, quella sull’arte, che coinvolge l’estetica come materia ampia, di ambito non solo artistico ma filosofico prima di tutto, sulla quale Theodor Adorno ha impegnato buona parte della sua elaborazione scritta. Al centro del dibattito, che cercheremo qui di riassumere, sta la questione spinosa del rapporto tra l’arte e la vita. Di come, soprattutto, l’arte si sia (nel Novecento) progressivamente allontanata dal mondo, pur parlando del mondo stesso.
La teoria che sta al centro dell’analisi adorniana è ripresa anche dal Di Giacomo, e prima di lui da Wittgenstein, che ne parla ampiamente nelle ricerche filosofiche, come concetto più ampio però. Adorno cerca invece di concentrarsi più direttamente sull’arte moderna, in progressivo allontanamento da certi valori (ormai superati) dell’arte stessa, che vedevano prima all’opera d’arte, e alla sua realizzazione, e soltanto in un secondo momento al contenuto della stessa, al legame (ovvero) tra l’opera d’arte e il richiamo che l’opera (di necessità) deve fare alla vita. Il pensiero di Adorno è eloquente nel testo del Di Giacomo sulla “Teoria Estetica”:

 

l’arte è e deve sempre restare altra dalla vita e ogni tentativo di assegnare all’arte il compito di trasformare la vita è giudicato velleitario. La confusione tra arte e vita infatti finisce col misconoscere ciò che fa di una res un’opera d’arte. 1

 

Questo misconoscere ciò che fa di una res (di una cosa, del prodotto artistico nudo e crudo) un’opera d’arte è al centro della confusione che, a prima vista, potrebbe nascere di fronte a un’opera come quella di Duchamp.

 

L’opera “Fontana” fu al centro di un aspro dibattito, tutt’oggi attivo, sul reale distacco che l’opera d’arte (paradossalmente) stava prendendo dalla vita stessa, la vita di tutti i giorni. Il fenomeno del Ready-Made va infatti in questa direzione. L’intento provocatorio è evidente nell’opera di Duchamp, ma dietro c’è molto di più. E’ l’urlo dell’arte, che proclama la sua indipendenza dalla vita, rappresentando la vita stessa. L’arte, in effetti, per quanto possa parlare dell’altro del mondo, deve comunque far riferimento al mondo stesso, da cui non può mai staccarsi in maniera definitiva, essendo gli strumenti dell’arte stessa quelli del mondo. Stephen Hicks lo sottoscrive:

 

L’esperienza artistica non è esaltante e nobilitante… nel migliore dei casi è confusionaria e lascia spesso disgustati. Ma all’infuori di ciò, Duchamp non ha semplicemente scelto un ready-made qualsiasi da mostrare. Utilizzando l’orinatoio, il messaggio dell’artista è evidente: l’Arte è qualcosa su cui puoi pisciare. 2

 

Accogliendo un messaggio tipico dell’ultimo Wittgenstein, Adorno è concorde col filosofo austriaco nell’affermare il legame, troppo forte, che tiene unite arte e vita. L’arte moderna (in declino?) va invece nella direzione opposta. L’arte, che diventa un’arte per il consumo delle grandi masse, non cerca più di parlare dell’altro del mondo, di evocare un significato nuovo, e velato, attraverso il suo contenuto. Andando verso il consumo, l’arte entra a far parte della vita, ma non parla già della vita in sè, o dell’altro della vita. Comunica, entrando e allontanandosi. E’ un paradosso sul quale la critica moderna dovrà parlare nuovamente. Guardando alle opere di Pollock, ad esempio, il disagio iniziale si rivela infondato andando a vedere nel dettaglio quali sentimenti spingessero l’artista a quelle composizioni così confuse e colorate che rientrano nell’espressionismo astratto. L’arte, in quel caso, usa se stessa per parlare di altro, per raggiungere uno spiritualismo che sarebbe altrimenti irraggiungibile, o perlomeno lo sarebbe nel Novecento. E’ evidente, per concludere, che l’arte deve seguire i tempi, e non deve anzi ingelosirsi del proprio prestigio per rimanere chiusa in se stessa. Se l’arte riuscirà nuovamente a parlare dell’altro del mondo, seguendo il mondo, avremo nuovi Dalì e nuovi Picasso (per dirne due che seguirono questo precetto). Ma che il consumo non si confonda con l’arte. Adorno lo sottolinea. L’arte e il legame con la vita non è opzionale, ma è una delle regole reali dell’arte stessa.

 

Proprio in quanto rappresentazioni le opere d’arte, pur essendo chiuse in sé stesse, rappresentano il loro altro e di conseguenza sono tanto più autentiche quanto più si affidano al contenuto storico del loro tempo, senza la presunzione di essere al di sopra del tempo stesso. Se dunque il contenuto di verità è storico, questo dipende dal fatto che la storia è immanente alle opere, sì che ciò che le opere d’arte dicono attraverso la configurazione dei loro elementi significa in epoche diverse cosa diverse e questo ha conseguenza sul loro contenuto di verità. Di qui, inoltre, l’impossibilità di una costruzione a senso unico della storia dell’arte. 3

 

di Gianluca Palamidessi

 

Note

1. G. Di Giacomo, Arte e rappresentazione nella «Teoria estetica» di Adorno, Cultura tedesca, 2004, n. III, p. 2.
2. Stephen Hicks, Explaining Postmodernism: Skepticism and Socialism from Rousseau to Foucault, Scholargy Press, 2004, p. 196.
3. G. Di Giacomo, Arte e rappresentazione nella «Teoria estetica» di Adorno, op. cit., p. 4.

Annunci
Standard

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...