Filosofia, Teologia

Il togliersi dello spazio e del tempo

Questa idea del tempo, che è condizione della mutabilità, e che trova la sua applicazione nello spazio, è un’idea (e un principio) fisico. Tommaso d’Aquino ha sempre posto l’accento sull’unione di fede e ragione. I suoi studi su Dio, sul Sommo Bene, sono in questo senso scientifici, non nel senso moderno del termine, che cambia dopo la rivoluzione sperimentale. Le note che l’Aquinate elabora nella Summa Teologica sono tuttavia di grande interesse per i moderni teologi e metafisici (e, aggiungo io, filosofi).

dal cap. 150, “In che modo l’uomo perviene all’eternità”, ed. UTET

Il procedimento per dimostrare la presunta eternità dell’uomo, che questi incontra dopo la fine della sua vita in terra, è una sorta di analogia al contrario. Se si assume, e si è assunto, che il movimento (qui moto) è dimostrabile, e presente, nel tempo, nel quale si incontra il prima e il dopo, allora il non-moto sarà presente nel non-tempo, che è, per l’appunto, assenza di prima e dopo. In fisica, i buchi neri manifestano più o meno lo stesso fenomeno, ma da un punto di vista temporale. Si ha una sorta di luogo-non-luogo. Le categorie spazio/temporali, tanto care ai filosofi antichi e a quelli medievali, rimangono e resistono al tempo e allo spazio della ricerca filosofica con Kant, che le pone come condizioni necessarie a priori dell’esperienza. Ogni esperienza, conoscibile, è da chiudersi nello spazio e nel tempo. Quando si va oltre queste due categorie, si va nel buio (ma affascinante) campo della metafisica, di cui non può darsi una scienza esatta, che analizzi ovvero le condizioni a priori in cui l’esperienza (e il campo dell’empirico) viene a compiersi. E il movimento stesso, che è tutta esperienza estetica (da aesthesis, si guardi al campo della sensibilità dei fenomeni), è vita. Perché è vita il corpo che si muove e che viene a muoversi per un atto volontario. C’è un’enorme differenza tra una foglia mossa dal vento e la corsa di un uomo. Il movimento, dunque, che è analizzabile nelle categorie dello spazio e del tempo, è l’essenza della stessa vita. E’ un movimento spontaneo, e non passivo, bensì attivo. Così, invertendo i termini del ragionamento, il risultato rimarrà lo stesso: il tempo, infatti, è dato nel solo movimento. Il prima e il dopo sono analizzabili a partire dal movimento, e il movimento dal prima e dal dopo.

 

58!0097a.jpg

 

Venendo meno queste categorie così pesanti, dello spazio e del tempo, che reggono tutta insieme la nostra esperienza, vengono meno anche le nozioni di mutabilità e di corruzione, fenomeni di cui già parlava Aristotele, e di cui il filosofo greco aveva intuito l’importanza nell’analisi dei fenomeni. Cade lo spazio, cade il tempo, e cade la durata della vita. Quelle leggi che tanto sentiamo nostre, e universali, vengono modellate dopo la morte. In questo senso, il ragionamento di Tommaso, per quanto rimanga nel campo della metafisica, mi sembra tornare. E su questo, mi sembra, si basa anche la classica nozione di Assoluto, come “sciolto da” (quelle categorie spazio temporali di cui andavamo parlando). Se non è trascrivibile in una legge scientifica, quel procedimento analogico negativo, di cui spesso l’Aquinate sembra servirsi, torna utile alla comprensione di quel soprasensibile che tanti filosofi, anche moderni, sentono (esteticamente), ma la cui perfezione è tanto lontana dalla vista miope dell’uomo da non permetterne un’analisi che dica tutto, una volta per tutte.

 

di Gianluca Palamidessi

Standard

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...