Teologia

Azione divina, effetti e conoscenza

Eppure l’hai fatto poco meno di un dio 1

 

Il salmista loda l’opera divina, è un canto in cui si respira un’aria vicinissima al racconto della creazione. L’uomo è al centro della creazione, dunque è naturale che sia al centro del salmo stesso. Il verso 11 presenta non poche problematiche, innanzitutto linguistiche: il verbo attorno a cui ruota l’intero verso è, apparentemente, proprio un verbo di azione, di creazione ex nihilo. Eppure l’originale ebraico (radice ch-s-r) non contiene questo concetto, al contrario, è un verbo contraddistinto proprio dall’idea di mancanza. Per tradurlo in maniera fedele bisognerebbe renderlo con un giro di parole: “l’hai reso di poco inferiore”. A chi? In ebraico c’è Elohim, termine polivalente usato in riferimento alla divinità (dalla radice protosemitica *el/al che indica divinità, corradicale dell’arabo *al in Allah), con la stessa forma al singolare e al plurale: nel primo caso, è usato come uno dei molti appellativi di Dio, al plurale come dei (es. in riferimento al pantheon pagano canaanitico) o come potenze angeliche. Quando elohim è soggetto dunque, è il verbo a deciderne la natura e il numero. La Bibbia inizia con l’espressione: “Bereshit barà Elohim2, in Principio Dio creò. E il verbo infatti è al singolare, decretando la natura di Elohim.
Si potrebbe quasi dire che, nella lingua sacra della prima Alleanza di Dio con l’uomo, sia contenuta una traccia fondamentale, una chiave di volta per far luce su un problema teologico che affligge l’uomo da sempre: Dio è determinato, agli occhi dei suoi figli, non dalla sua essenza, inconoscibile, ma dalle sue azioni, dai suoi effetti. Per l’uomo Dio non è Dio, perché non c’è bisogno di una tale postulazione, ma è quello che fa a renderlo tale, le sue manifestazioni terrene (cfr. Dio linguaggio).

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san Gregorio Palamas

Già san Gregorio Palamas, teologo greco ortodosso, distingueva Dio in essenza (ousìa) inconoscibile, incorruttibile ed eterna, ed energie (energèiai), azioni, manifestazioni, effetti di energia increata o procedenti dall’essenza divina. Per l’uomo è impossibile conoscere (gnosis) Dio in essenza (chi e cosa sia Dio in se stesso), ma soltanto le sue energie (cosa Dio faccia e chi sia in relazione al creato e all’uomo), dal momento in cui Egli si è rivelato con l’incarnazione in Gesù Cristo, e continua a perpetrare la rivelazione attraverso l’agire performativo (ancora una volta ritorna l’azione, l’effetto) dello Spirito Santo sulla terra. Dio è massimamente conoscibile grazie a Suo figlio Gesù Cristo, mediante cui sono tutte le cose 3, e tutti i misteri a lui legati: l’effetto più potente di Dio sulla terra è dunque la Croce, unico vero simbolo che spazza via gli altri e rivela i falsi idoli. Cristo l’uomo divinizzato, il Dio umanizzato: ecco che l’uomo ritorna a essere il centro della storia d’amore fra Dio e il creato, la ragione ultima dell’agire divino sulla terra.
Azione, uomo, manifestazione. Parole attive che caratterizzano Dio in quanto suoi maggiori effetti.
Dio è grande perché si rende tale agli occhi degli uomini, e altro non può essere.

 

di Andrea Peverelli

 

NOTE

1 Sal 8,11

2 Gen 1,1

3 Eb 1,10

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