Teologia

Il vero nome di Dio

In ebraico ci sono molti modi per riferirsi a Dio, ma il più importante è il tetragramma sacro יהוה JHWH. Tale parola ha causato innumerevoli problemi all’interno della cultura (e di riflesso nella lingua) ebraica, prima di tutto teologici: il terzo comandamento impone infatti di non nominare Dio invano, dunque il tetragramma non andrebbe, di norma, mai pronunciato (tuttora pronunciarlo è considerato bestemmia dagli ebrei praticanti). A questo proposito infatti i Masoreti, eruditi ebrei altomedievali autori di una capitale sistemazione del testo biblico e ideatori del sistema di vocalizzazione usato in lingua ebraica classica, apponevano nella masora parva, il complesso di annotazioni a margine del testo, un segno (Qeré) per indicare al lettore la pronuncia alternativa del tetragramma, di cui la più frequente è Adonai, che ha infatti la stessa vocalizzazione – ricostruita – di JHWH (sequenza schwaa-qameŝ).

 

1.PNG
Ora, il problema del tetragramma. La questione gira attorno al nodo della vocalizzazione, che ne determina la vera pronuncia. I masoreti, per evitare che sprovveduti proferissero il nome di Dio, hanno tramandato una vocalizzazione volutamente scorretta, che ha portato a una lettura del tipo jahwé, ritenuta corretta a lungo, o “Jehowà” (da cui Geova), laddove la “o” (il puntino sopra la seconda H) è aggiunta di proposito.

2

Jehowà

 

I filologi hanno però ricostruito, con buon grado di approssimazione e riconoscendo comunque l’impossibilità di giungere a una risposta definitiva per tale questione, in mancanza di dati materiali su cui basarsi, quella che dovrebbe essere la corretta pronuncia del tetragramma, nascosta dai masoreti, jəhwà 1.

 

3

 

Congetture, come abbiamo già avuto modo di sottolineare, nemmeno collocabili a una precisa altezza temporale e culturale (con ogni probabilità, anzi, la pronuncia masoretica altomedievale era già diversa da quella antica).
In sostanza il vero nome di Dio (che sopravvive nel nome di Gesù, Yehoshua), quello rivelato a Mosè sul Sinai, e la sua corretta pronuncia, è andato perduto per sempre, morto con l’Antica alleanza e il suo popolo, protetto da bocche indiscrete.
Ma a questo punto la questione fondamentale diventa: perché mai Dio ha permesso che il suo vero nome andasse perduto? Perché ha permesso che venisse sepolto negli stomaci dei kohanim (i sacerdoti ebraici), dopo essere stato inghiottito tre volte ad ogni celebrazione, per secoli? Che risposta dare al faraone scettico, che chiede a Mosè 2 “chi è mai il Signore perché io ascolti la sua voce e lasci andare Israele?”? L’unica risposta possibile, lo sa perfettamente anche Mosè, è una non risposta, anzi, una tautologia: “Io sono colui che sono3. Ma il faraone non capirebbe. Perciò Mosè gli risponde semplicemente di lasciar andare Israele.
La tautologia è un processo mentale, determinato linguisticamente, che determina l’uscita di una realtà dall’indifferenziato, dal comune irrilevante, e la restituisce alla propria autenticità, la riporta al suo stato di originaria realtà. Ecco perché l’unica risposta possibile al quesito sul vero nome di Dio è Dio stesso, la replica irata del Signore a Giobbe, che lo interroga sulla sua esistenza, che gli chiede di render conto del suo nome, e alla cascata di perché rivolti ai cieli in risposta arriva la voce di Dio stesso, semplicemente, il vero nome di Dio. La stessa fede giudaica utilizza, tra i tanti appellativi divini, HaShem, letteralmente il Nome: l’unico vero nome, il solo, quello del vero Dio. Ed ecco anche il senso storico del dare un nome a una divinità: nel mezzo del coacervo di divinità e culti che è il Medioriente pre-cristiano, un nuovo Dio s’impone con l’appellativo Adonai, Signore. Il nuovo dio è IL Signore, è Dio, l’unico cui si deve obbedienza, tra i tanti dei falsi e oggetto di idolatria.
Allora perché, a fronte di tutte queste ragioni, il suo nome è andato perduto? La risposta è un altro nome: Gesù Cristo. Nel momento in cui JHWH rifonda l’Alleanza, seconda ed eterna, Egli si rivela all’uomo: a questo punto non c’è più bisogno del nome. Gli altri culti vengono spazzati via, Egli è davanti agli occhi di tutti, la Parola si fa carne e viene rivelata; non c’è più bisogno che Dio “si erga nell’assemblea divina” e che “giudichi in mezzo agli altri dèi” 4. Il Suo nome continua a sopravvivere in quello del Figlio, Yehoshua, ma ormai la necessità di differenziare il proprio Dio da tutti gli altri attraverso un nome (secondo il valore esclusivo e contrastivo dell’ente linguistico) è decaduta: ormai Dio è soltanto Padre, attraverso le parole del Figlio. Nella stessa Trinità, Dio viene ad assumere il valore di Padre e Figlio, accanto allo Spirito Santo: non Dio e fedele, non centro di un culto da un lato e suo cultore dall’altro. Semplicemente: Padre. L’amore che spazza via qualsiasi necessità di devozione esclusiva e rende Dio veramente universale, veramente Dio.

 

di Andrea Peverelli

 

NOTE

1 Dove la ə è la semivocale schwaa

2 Es 5, 2

3 Es 3, 14

4 Sal 82, 1

Annunci
Standard

Una risposta a "Il vero nome di Dio"

  1. Pingback: Il tempo scandito in Cristo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...