Filosofia, Teologia

Robert Boyle, vero scienziato e vero cristiano

Robert Boyle (1627-1691), di famiglia irlandese, nacque a Munster. Educato all’Eton College, vicino Londra, poi a Ginevra, in Svizzera, divenne presto uno dei migliori scienziati nel panorama (fecondo e variopinto) dell’Europa del Seicento. La legge fisica che prende il suo nome è riassumibile nella formula:

 

PV = k

 

Risultati immagini per pv = k

 

dove “k” sta per la costante, “P” sta per pressione e “V” per volume. La legge di Boyle, come altri esperimenti da lui addotti, è ancora oggi essenziale per comprendere la funzione dei gas, ma il contributo dello scienziato irlandese non si ferma ad una formula da stamparsi in mente. Mentre era a Ginevra per gli studi, avvenne la sua prima conversione al cristianesimo, in seguito ad uno spaventoso temporale. Come riconoscendo in un (fino a quel momento) episodio spiegabile naturalmente la mano di Dio, si promise di servire Dio fino alla morte: così farà.

 

Uno degli obiettivi dello scienziato irlandese era di dimostrare la parentela (quasi necessaria) tra la rivelazione biblica e la ragione umana. Questa stretta di mano tra fede e ragione torna in auge proprio al tempo di Boyle, quando l’apologetica cristiana si trova nuovamente costretta a difendere i propri capisaldi dalle offensive esterne (offensive che, per lo più, arrivano dai filosofi Hobbes e Hume, più tardi). Come se la rivoluzione scientifica, oltre a portare una ventata d’aria fresca (e un mare di scoperte scientifiche di grande rilievo), avesse avuto anche l’obbligo di spazzare via per sempre le “false credenze” secolarizzate dalle religioni (in particolare, quella cristiana). Sempre Boyle porta con sé una frase di Bacone a tal rilievo:

 

A little or superficial taste of philosophy may perchance incline the mind of a man to atheism but a full draught thereof brings the mind back again to religion. 1

robert-boyle

Robert Boyle (1627-1691)

 

Per Robert, l’argomento della dimostrazione di Dio “a posteriori” (con lui, farà così nella stessa epoca anche Newton), in inglese “argument from design“, può ragionevolmente indurre l’uomo, così distante dall’Ente Perfetto, a ipotizzare quantomeno l’esistenza di un Creatore primo, ma non basta di per sé. Troppo lucido e previdente, Boyle, per lasciare agli atei un piatto così succulento da poter pappare. Andando oltre una dimostrazione cui pure la teologia naturale si rifà in difesa di sé stessa, gli scritti che maggiormente denotano il carattere devoto e reverente dello scienziato sono due: “Seraphic Love” e “Occasional Reflections upon Several Subjects“. La ragione è necessaria ma non sufficiente. Così, andando contro una credenza oggi attualissima, all’epoca sul punto di fiorire, Boyle scrive con orgoglio che non esiste alcuna incompatibilità tra l’essere cristiani e l’essere scienziati: che anzi le due cose vanno maggiormente d’accordo che non il contrario.

 

Agli scritti di argomento teologico, e per così dire di carattere apologetico, si affiancano dunque i “devotional books”. Questi sono da preferire agli altri lavori, perchè

 

ci rendono cari a Dio stesso. 2

Il comportamento di Boyle, analizzando i suoi dati biografici, non si fermava però alla sola teoria. La sua opera di evangelizzazione fu reale. Avendo studiato approfonditamente la lingua ebraica, l’italiano, il francese, il latino e il greco, ebbe modo di esprimere la sua fede a diverse parti del pianeta, e nelle sue idee avrebbe voluto tradurre la Bibbia in indiano, per farla conoscere meglio ai locali. Stanziò inoltre un salario annuale di £ 50 per i sacerdoti, con l’obiettivo di far stilare otto sermoni all’anno che dimostrassero (la validità del)la religione cristiana. Ci furono importanti collaborazioni, tra tutte quelle di Richard Bentley, John Williams, John Harris e Samuel Bradford. La stessa conoscenza di Dio, ammoniva Boyle, andava coltivata non per pigra curiosità, bensì

 

per accrescere la nostra devozione e reverenza nei suoi riguardi. 3

 

Alla scienza sperimentale, e al lavoro dello scienziato o filosofo in generale, va dunque affiancato quell’afflato spirituale, senza cui rimarrebbero oscuri i destini della storia, e l’ordine (finale) della stessa natura.

 

yet the same reason, when assisted by revelation, may enable a man to discover far more excellencies in God and perceive them than he contemplated before, far greater and more distinctly. 4

di Gianluca Palamidessi

 

NOTE

1. F. Bacon, Of Atheism

2. Boyle, Ref. 18, p. 70. Trad. mia. Nella lingua originale “endear us to God himself

3. Boyle, Ref. 32, p. 153. Trad. mia. Nella lingua originale “to heighten our reverence and devotion towards him

4. Boyle, R., 1772. The excellency of theology compared with natural philosophy. In: The Words of the Honourable Robert Boyle, T. Birch (ed.), J. Rivington et al., London, Vol. 4, pag. 7. Traduzione mia: “così, la stessa ragione, quando assistita dalla rivelazione, può rendere un uomo capace di scoprire tante più magnificenze in Dio e allo stesso modo fargli percepire quelle cose che aveva contemplato precedentemente con maggior grandezza e finezza (di particolari)“.

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