Storia

Perché l’Europa settentrionale è più ricca dell’Europa meridionale?

 

Un acronimo coniato da alcuni giornali britannici definisce l’Europa meridionale “PIGS”, che in inglese significa “maiali” e che sta per Portogallo, Italia, Grecia e Spagna. Tralasciando che sia un’espressione offensiva e razzista, essa fa riferimento ai paesi dell’Europa meridionale con una debole economia nazionale e un alto tasso di disoccupazione. Notiamo subito una caratteristica comune a questi quattro paesi: sono storicamente nazioni cattoliche, a differenza dei paesi dell’Europa settentrionale. E’ un caso?

Il primo storico che approfondisce la differenza tra l’Europa settentrionale e l’Europa meridionale è lo storico e filosofo Max Weber. Nella sua opera intitolata “L’etica protestante e lo spirito del capitalismo” Weber studia il rapporto tra l’etica del protestantesimo ascetico (il calvinismo, l’anabattismo, il puritanesimo) e la mentalità capitalistica. Presenta dunque uno stretto rapporto causale tra la struttura (religiosa) e la sovrastruttura (economica), invertendo così la tesi di Karl Marx. Nel calvinismo il credente cerca una “conferma” della grazia divina nel successo economico. Le opere dell’uomo hanno come fine anche glorificare e onorare Dio stesso. Una volta che la motivazione divina è venuta meno, in questi paesi il capitalismo ha continuato a perseguire l’ideale del lavoro per il lavoro, favorendo uno sviluppo economico e sociale. E’ un dovere etico consumare poco, risparmiare il più possibile e reinvestire i capitali.

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Max Weber (1864-1920)

La tesi di Weber ebbe un immediato successo e viene tutt’ora considerata la principale interpretazione sulle differenze tra Europa del Nord ed Europa del Sud. Nel 1930 Amintore Fanfani, giovane studente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e successivamente pilastro politico della Democrazia Cristiana, si laureò con una tesi intitolata “Cattolicesimo e Protestantesimo nella formazione storica del capitalismo”. Fanfani critica le tesi di Weber puntualizzando che il capitalismo non nacque nella seconda metà del Cinquecento, periodo nella quale si diffusero le dottrine protestanti, ma nel 1300, e in Italia. Questo nuovo sistema economico fu creato dalle repubbliche marinare e dai grandi banchieri italiani. Si intensificarono gli scambi, le città cominciarono ad avere un ruolo fondamentale, emerse un nuovo ceto sociale (la borghesia) caratterizzato principalmente da mercanti e ripresero i consumi. Tutto ciò avvenne nella culla del cattolicesimo e 250 anni prima del calvinismo. Inoltre, Fanfani precisa che una parte della ricchezza dell’Inghilterra e dell’Olanda non derivava dal capitalismo, ma dalle depredazioni alle navi spagnole ricche di materie prime che provenivano dall’America. Tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento la principale fonte di ricchezza dell’Inghilterra e dell’Olanda derivava dal brigantaggio dei corsari, non dal capitalismo.

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Amintore Fanfani (1908-1999)

Nel 1970 interviene nella discussione Herbert Luthy, storico svizzero. Approfondisce analiticamente il rallentamento economico dell’area cattolica nel Seicento. Secondo i suoi studi, esso fu causato dal tasso di interesse presente nei paesi cattolici dalla Controriforma: non dipendeva dal mercato, come avveniva nei paesi protestanti, ma dal diritto canonico che lo stabilì intorno al 5% (percentuale bassa rispetto ai tassi di interesse regolati dal mercato). Inoltre, l’alto tasso di inflazione comportò maggiori investimenti nei beni immobili, non nei beni mobili. Le conseguenze furono una drastica crisi economica, ma anche una straordinaria fioritura dell’arte. L’investimento nei beni immobili provocò la nascita di meravigliosi edifici, soprattutto in Italia. Nacque il barocco (per esempio, una buona parte delle bellezze di Roma furono costruite nel Seicento). La valvola di sfogo fu la comunità ebraica, non sottoposta alle regole cattoliche e ciò conseguì la loro crescita economica.
Insomma, la “ricchezza” dell’Europa settentrionale è causata dal calvinismo, e la “povertà” dell’Europa meridionale è causata del cattolicesimo? Come abbiamo visto, le cose non stanno esattamente così. Fondamentale l’intuizione di Fanfani nel capire che l’arretratezza economica dei paesi meridionali non è determinata dalla religione in sé, ma dalle scelte politiche dettate dagli stati in questione. Come sostiene Luthy, non è il cattolicesimo che arresta lo sviluppo economico, ma la Controriforma. Quest’ultima soffocò ogni iniziativa economica e la borghesia (che paradossalmente nasce in Italia), il ceto sociale essenziale in ogni economia. Da questo punto di vista la scelta della Chiesa cattolica non fu lungimirante. Invece, paesi dell’Europa settentrionale come l’Inghilterra e l’Olanda intuirono e valorizzarono il ceto medio e le sue attività. L’Inghilterra favorì l’ascesa economica e sociale della cosiddetta gentry, che comprendeva al suo interno principalmente i piccoli e medi proprietari terrieri. Il successo dell’Olanda fu dovuto al fatto che incentivò gli imprenditori a investire, e di conseguenza incrementò i consumi. Mentre l’Italia e la Spagna rimasero ancorate a un sistema economico di matrice feudale, l’Europa settentrionale moltiplicò gli investimenti e quindi crebbe la circolazione del denaro. Non era più presente una concezione elitaria in cui solo ai feudatari spettava intraprendere iniziative di natura economica, ma si andava instaurando un sistema in cui la concorrenza era un fattore determinante, senza distinzioni sociali. Nel Seicento si assiste al rovesciamento dei rapporti tra Sud, fino a quel momento ricco e dinamico, e il Nord, fino a quel momento arretrato. In questo contesto, sono evidenti le differenze teologiche tra il cattolicesimo e il calvinismo riguardo le opere dell’uomo, ma furono cruciali le scelte politiche ed economiche attuate dai paesi del Sud, caratterizzate sia dalla influenza della Controriforma che da altri fattori geopolitici, e dai paesi del Nord, che valorizzarono l’iniziativa economica. Errori che in qualche modo condizionano ancora l’attuale situazione economica in Europa.
Come al solito, la “verità” è sempre più complessa di come può apparire.

 

di Andrea Cavalcanti

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