Teologia

Il valore filosofico dell’esperienza di Elia

Il profeta Elia (IX sec. a. C.) è protagonista di una vicenda molto intensa all’interno del Primo Libro dei Re – esattamente, da 19,11 a 19,13.

elias

Daniele Ricciarelli, Il Profeta Elia, 1550-1560 ca.

 

La sua vita è in pericolo, ed egli cerca riparo in un luogo di enorme importanza, così per l’Antico come per il Nuovo Testamento, il deserto. Nella sua “missione”, viaggia per “40 giorni e 40 notti”, sfidando l’esistenza naturale. Nel frammento che abbiamo evidenziato (19,11-19,13) Elia è al centro di un momento mistico, per un usare un termine specifico e generalissimo allo stesso tempo, il suo incontro con Dio è sublime; le modalità in cui avviene questo incontro meritano di essere sottolineate. Siamo nella cornice dell’Antico Testamento. Il Dio ebraico è Onnipotente, Onnisciente, Onnipresente, ma il popolo d’Israele è chiamato a compiere una legge che si dà (almeno nella trasmissione) come esterna, positiva, un compito “elettivo”, che dunque prescinde dal sentimento interno, di amore universale, che lega invece Cristo e i suoi figli sulla terra. E’, in quest’ultimo caso, l’Infinito a finitizzarsi. E’, nel primo caso, il finito a Infinitizzare. Sui termini esatti di questa storia, così importante, antica, sublime e legata al Cristianesimo stesso, non è questo il luogo per discuterne. Il passo di Elia, in un panorama di questo tipo, è sublime proprio per il suo carattere poetico, ossimorico. Il Dio Onnipotente e Onnisciente viene colto non nel terremoto, o nel fulmine, ma in una “brezza leggera”. Elia è co-autore di un’esperienza filosoficamente altissima, spiritualmente sublime: è la scoperta dell’Infinito nel finito, dell’Assoluto nella semplicità. E’, se vogliamo, una pre-figurazione dell’unico figlio di questo Dio Onnipotente, Dio Egli stesso, Gesù Cristo:

 

Ed ecco che il signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera. Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna.

 

di Gianluca Palamidessi

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