Storia

Quando Cesare strinse la mano a Pietro

Nel 380 d. C., Teodosio, primo grande imperatore cristiano, proclamò il cristianesimo religione ufficiale di stato, dando il via ad un rapporto, di complessa lettura in esame storico, tra Chiesa e Stato. L’episodio di Tessalonica, del 390, a questo proposito, è calzante.

L’episodio ebbe la sua origine dall’uccisione di un ufficiale romano, reo – e per questo soggetto all’ira della folla – di aver ucciso, a sua volta, un idolo sportivo della città, proprio nel periodo in cui si dovevano tenere i giochi ufficiali della città (l’odierna Salonicco). Venendo a sapere dell’episodio, Teodosio diede il comando estremo al proprio esercito: massacrare la folla.

La carneficina provocò grande scandalo agli occhi del Vescovo di Milano, Ambrogio (poi Sant’Ambrogio), il quale vietò i sacramenti al suo imperatore, fino a quando questo non si fosse pentito pubblicamente. Non conosciamo le modalità con cui avvenne questo pubblico pentimento, ma riteniamo di estrema importanza l’atto – il quale, questo lo sappiamo, avvenne realmente. Fu la prima grande dimostrazione di forza – o, se preferite, di paternalismo – da parte della Chiesa di Roma sul potere temporale dello Stato romano, che di lì a meno di mezzo secolo si sarebbe disgregato. Già nel 380 d. C., come già detto, l’avvicinamento di Cesare a Pietro era avvenuto nella formula di un editto, stipulato dai tre imperatori in carica (Graziano, Teodosio e Valentiniano II, il quale all’epoca aveva appena nove anni), in risposta al breve periodo – iniziato nel 361 d. C. – pagano dell’imperatore Giuliano. Questa la formulazione:

GLI IMPERATORI GRAZIANO, VALENTINIANO E TEODOSIO AUGUSTI. EDITTO AL POPOLO DELLA CITTÀ DI COSTANTINOPOLI.
Vogliamo che tutti i popoli che ci degniamo di tenere sotto il nostro dominio seguano la religione che san Pietro apostolo ha insegnato ai Romani, oggi professata dal Pontefice Damaso e da Pietro, vescovo di Alessandria, uomo di santità apostolica; cioè che, conformemente all’insegnamento apostolico e alla dottrina evangelica, si creda nell’unica divinità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo in tre persone uguali. Chi segue questa norma sarà chiamato cristiano cattolico, gli altri invece saranno considerati stolti eretici; alle loro riunioni non attribuiremo il nome di chiesa. Costoro saranno condannati anzitutto dal castigo divino, poi dalla nostra autorità, che ci viene dal Giudice Celeste.
DATO IN TESSALONICA NEL TERZO GIORNO DALLE CALENDE DI MARZO, NEL CONSOLATO QUINTO DI GRAZIANO AUGUSTO E PRIMO DI TEODOSIO AUGUSTO. 1

L’editto, pur proclamando il cristianesimo religione di stato, avrà bisogno di una seconda formulazione, o aggiunta, nel 391 d. C. (editto di Milano), di poco successivo al famoso eccidio di cui sopra.

teodosio

ritratto di Teodosio I, anche detto “il Grande” (347-395 d. C.)

L’editto del 24 Febbraio 391 d. C. ha i caratteri di una formulazione più precisa, rispetto al precedente editto del 380 d. C. Soprattutto – questo è molto chiaro – più che un editto favorevole al Cristianesimo (di carattere positivo) questo che segue è più un editto a carattere negativo, che è fermo su posizioni anti-pagane. Il divieto dei riti sacrificali e del solo avvicinamento ai santuari (pagani) è espresso prima in maniera formale, poi legislativa, che valga cioè per gli stessi giudici. L’importanza dell’editto, per lo sviluppo successivo del rapporto Chiesa – Stato, è evidente.

L’AUGUSTO IMPERATORE (TEODOSIO) AD ALBINO, PREFETTO DEL PRETORIO.
Nessuno violi la propria purezza con riti sacrificali, nessuno immoli vittime innocenti, nessuno si avvicini ai santuari, entri nei templi e volga lo sguardo alle statue scolpite da mano mortale perché non si renda meritevole di sanzioni divine ed umane. Questo decreto moderi anche i giudici, in modo che, se qualcuno dedito a un rito profano entra nel tempio di qualche località, mentre è in viaggio o nella sua stessa città, con l’intenzione di pregare, venga questi costretto a pagare immediatamente 15 libbre d’oro e tale pena non venga estinta se non si trova innanzi a un giudice e consegna tale somma subito con pubblica attestazione. Vigilino sull’esecuzione di tale norma, con egual esito, i sei governatori consolari, i quattro presidi e i loro subalterni.
MILANO, IN DATA VI CALENDE DI MARZO SOTTO IL CONSOLATO DI TAZIANO E SIMMACO. 2

NOTE

1. Codice Teodosiano, xvi.1.2

2. Codice Teodosiano, xvi.10.10

BIBLIOGRAFIA

E. Galba, D. Foraboschi, D. Mantovani, E. Lo Cascio, L. Troiani “Introduzione alla Storia di Roma“. ed. LED, Milano 2015

di Gianluca Palamidessi

Standard

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...