Storia, Teologia

Quando la Chiesa salvò l’occidente

L’impero romano è morto, ma la chiesa cattolica salverà la sua cultura dal disastro imponendola ai popoli d’occidente. 1

 

Etiènne Gilson (1884-1978) è stato – oggi la critica moderna, a nostro avviso con troppo accanimento, tende a ridurne l’importanza – uno dei più grandi storici della filosofia medievale. Il suo pensiero è solido perché tiene conto degli accadimenti che fecero da sottosuolo ad un periodo storico (quello medievale) di cui oggi l’Europa porta ancora la bellezza e la problematica. L’impero romano d’occidente, caduto – definitivamente – nel 476, aveva perso tutte le sue certezze. La cultura occidentale, e in parte la patristica cristiana, aveva subito uno scossone. Le invasioni barbariche e il periodo longobardo non erano che un antipasto al terremoto politico e sociale cui si assiste dopo il passaggio dell’Islam nell’occidente (Maometto muore nel 632; da lì ad un secolo, gli arabi conquistano gran parte del Mediterraneo). Se in oriente la situazione era più tranquilla – non per questo splendente – grazie a Bisanzio e Giustiniano su tutti, in occidente la cultura laica subiva una regressione che investiva la letteratura, il diritto, la filosofia. Si può dire a ragione che la mescolanza di così tante etnie nel breve arco di tempo che va dal V secolo all’VIII avrà il duplice effetto negativo/positivo di sconvolgere la cultura occidentale e vederne una rinascita – forse più forte di quanto non fosse in precedenza – sotto l’azione della chiesa cattolica. Le istituzioni laiche non avevano forza a sufficienza per ricostruire sopra le rovine, la chiesa sì. I territori – o la maggior parte di essi – che la santa sede aveva ricevuto nel corso della sua formazione da re, imperatori e sovrani, permettevano una stabilizzazione tale da provvedere alla nascita di nuove scuole, attraverso soprattutto l’azione dei monasteri, che avrebbero poi creato le Università (fenomeno che qui non si analizzerà, riguardando un periodo più lontano nel tempo, intorno all’XI-XII sec.).

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Alcuino (sulla destra) alla corte di Carlomagno

Al mattino della mia vita, seminavo in Gran Bretagna: adesso, alla sera […] io continuo a seminare in Francia. 2

 

A parlare così è Alcuino, uno dei tanti missionari che nell’epoca di Carlomagno provvederanno a lanciare boomerang di sapienza e religione da un polo all’altro dell’Europa. Soprattutto in Irlanda, dove le invasioni non toccarono in maniera così grave le sponde dei territori d’oltremanica, si assisterà alla nascita di moltissimi monasteri, la cui regola era – già all’epoca – più rigida di quella benedettina (San Benedetto fondò il primo monastero sotto la supervisione della chiesa, a Montecassino, nel VI sec.). La spinta all’evangelizzazione data prima da Gregorio Magno (che avrà in Agostino di Canterbury un suo soldato fedele) e poi da Carlomagno – il quale si fece incoronare da papa Leone III nella notte del 25 Dicembre dell’800 d. C. – farà della chiesa cattolica l’unica grande sorgente culturale del mondo. Già studiare i testi biblici comportava uno studio approfondito della lingua latina. Il resto, come è facile intuire, venne da sè. Ma c’è dell’altro. Il motivo per cui la chiesa creò nel tempo sempre più scuole e centri di studio sapienziale e scientifico (vedasi su tutte la scuola di Oxford e quella di Parigi) gli era proprio (Pirenne) e come connaturato: il sapere coincide con Dio, somma sapienza. Non c’è dunque grande differenza tra lo studio di una stella e quello della Trinità: entrambe le cose sono volte alla conoscenza. Da qui si spiega il grande entusiasmo che guidò l’opera di questi missionari. E mentre gli arabi, con al-Farabi, Averroè e Avicenna su tutti, traducevano e re-interpretavano in chiave religiosa gli scritti del mondo greco, su tutti quelli di Platone e Aristotele (dalla cui unione di pensiero nacque il neoplatonismo), la nuova scuola di Atene era pronta a sorgere, ma superava in ardore e sforzo intellettuale il passato da cui pure proveniva. Alcuino, in una lettera a Carlomagno, è testimone di questo. Costruire una nuova Atene in Francia non era più un’utopia.

 

forsan Athenae nova perficetur in Francia. 3

 

di Gianluca Palamidessi

 

BIBLIOGRAFIA

1. Etiènne Gilson, La filosofia nel Medioevo

2. Henri Pirenne, Storia d’Europa

 

NOTE

1. E. Gilson, La filosofia nel Medioevo, p. 203; ed. BUR saggi, 2014

2. op. cit., p. 218

3. op. cit., p. 219

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2 risposte a "Quando la Chiesa salvò l’occidente"

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