Storia

Il Doge decapitato

Vardè tuti! L’è stata fata giustizia del traditor!

 

E’ in questi termini che il boia esecutore della condanna di Marin Faliero, cinquantacinquesimo Doge di Venezia – della Serenissima Repubblica di Venezia -, si espresse pronunciandosi di fronte a tutto il popolo (o parte del popolo, comunque molto numeroso, come spesso accadeva in questi contesti) riunito, per l’occasione, di fronte al palazzo Ducale. Il momento storico in cui avvenne un evento così rumoroso (l’uccisione del Doge!) delucida, e non poco, sulla situazione che si venne a creare nel contesto veneziano dell’epoca. Venezia, come noto, basava la sua attività commerciale, il suo commercio e la sua economia interna, sull’attività marittima. Pur dividendone il prestigio con Genova e Pisa, la flotta veneziana era certamente tra le più potenti al mondo. La sua posizione strategica, la particolare – e ancora oggi affascinante – struttura di “città galleggiante“, ne facevano una potenza marittima a tutti gli effetti. In questo particolare momento storico (secolo XIV) la flotta veneziana subisce una flessione, per via soprattutto del continuo testa a testa con Genova, che porta ad un consumo (e dunque ad una perdita) di energie – mentali e materiali – di non poca portata. Si aggiunge alla situazione poco piacevole la peste – che invade con regolarità quasi naturale l’intero Occidente per tutto il Medioevo. Il tutto, tra l’altro, guidato da una ragione storico/politica che è di cruciale importanza nelle dinamiche del nostro paese, almeno a partire dal secolo XI; la nascita – e lo sviluppo – dei comuni. Venezia, pur restando un caso tutto particolare e meritevole di uno studio più approfondito, partecipa degli eventi nazionali presenti nella penisola. L’anno in cui il Doge Faliero venne decapitato è il 1355 (aveva intrapreso la carica nel 1354). Siamo in un’epoca in cui l’idea di comune si è già sviluppata, e sta per giungere al suo termine – non però come un’esperienza da cui partire, quanto piuttosto come un’esperienza da soppiantare. Le ragioni storiche sono numerose, e non è questo il luogo per analizzarle (lo faremo presto). Basti sapere, ai fini della vicenda del povero Marin Faliero, che la Signoria stava soppiantando – e avrebbe, di fatto, soppiantato – l’istituzione comunale. Faliero, facente parte in precedenza del Consiglio dei Dieci, propose l’instaurazione (proprio) di una Signoria. Per quanto una versione – ritenuta abbastanza attendibile – vuole annettere a questo (ben più grande) motivo delle ragioni che riguarderebbero alcune chiacchiere di palazzo, l’esecuzione del Doge fu ordinata da quegli stessi cospiratori di congiura che svelarono il “piano” del loro ideatore pubblicamente: non c’è dubbio, dunque, che la decisione finale sul Doge maturò in seguito ad alcune noie politiche. Nel quadro di Francesco Hayez (1867) sono riportati gli attimi finali prima della decapitazione di Faliero: da sinistra a destra, dai membri del Consiglio al boia.

 

di Gianluca Palamidessi

 

BIBLIOGRAFIA

1. Storica National Geographic / Aprile 2015

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