Filosofia, Teologia

La critica filosofica di al-Ghazālī

Al-Ghazālī (1058-1111) anticipa alcuni temi tipici della filosofia occidentale medievale, in particolare quelli di Tommaso d’Aquino. Se però per l’aquinate la separazione di fede e ragione è puramente teorica, con l’obiettivo di separare i due campi di conoscenza per poi unirli nuovamente nella scienza divina, per il filosofo arabo – c’è già qui, noterete, una contraddizione in termini – l’attacco alla filosofia (e indirettamente alla ragione) è volto a giustificare il valore più alto – e quindi necessario – che spetta alla fede.

 

La critica di al-Ghazālī va nella direzione di quattro grandi polemiche: la prima contro i batiniti, la seconda contro cristiani, la terza contro l’ibahiyya (i libertini, molto generalmente) e la quarta contro i filosofi peripatetici. Se per le prime tre polemiche, come ha notevolmente osservato Miguel Cruz Hernandez, al-Ghazālī sembra essere insofferente e – ciò che fa più specie – poco informato, per l’ultima critica, rivolta in particolare ad Avicenna (filosofo peripatetico), la dialettica e l’argomentazione di al-Ghazālī è tanto legittima quanto tagliente. La contraddizione nasce nel momento in cui al-Ghazālī utilizza gli stessi strumenti che utilizzano i soggetti della sua critica: i filosofi, per l’appunto. Se lo strumento è la filosofia, questa osservazione è legittima – e, ritengo io, anche giusta. Ma se il campo d’indagine preso a modello da al-Ghazālī è un altro, quello della fede, allora la sua critica diviene d’un tratto originale, e legittima.

wasiat terakhir imam al ghazali

ritratto di al-Ghazali

Ovviamente, per al-Ghazālī come per chiunque voglia adottare una particolare critica, o analisi filosofica, il rischio di cadere in contraddizione non è solo formale, ma anche, e soprattutto, ontologico. La “scappatoia” utilizzata dal filosofo arabo è la seguente: definire il vero saggio. Il vero saggio, per al-Ghazālīnon ha i caratteri di un Seneca o un Socrate, bensì quelli di chi riesce a illuminare la propria conoscenza per mezzo della fede. In questa formulazione sembra darsi un primo approccio – almeno nel mondo arabo – all’unione di fede e ragione. Già Agostino aveva formulato un simile assioma, ma i presupposti sui quali era fondato differivano da quelli di al-Ghazālī. Per quest’ultimo, la filosofia tenta di dimostrare – vanamente – l’esistenza di Dio, partendo dal principio di causa prima. Nessuno, afferma al-Ghazālī, può negare l’esistenza di cause infinite – o almeno, non può farlo per il solo impiego della ragione. Così, le verità naturali e fisiche, sulle quali si modella il nostro mondo, sono tali perché Dio ha voluto che fosse così. Senza la volontà divina, nulla è davvero così com’è. Lo stesso, infatti, dirà al-Ghazālī criticando l’idea di un’immortalità dell’anima. L’anima non è disgiunta dal corpo – o, ancora una volta, non lo si può dimostrare. E’ Dio che darà – se lo vuole – vita eterna alla nostra anima. Teorie, queste, che rimandano ad un’idea dell’onnipotenza divina espressa – più in là con gli anni – da un “nostro” caro occidentale; Guglielmo di Occam. E’ evidente, per tornare in Oriente, che sulle idee e sulle polemiche di al-Ghazālī rivolte ai filosofi ebbe un peso la vicenda della sua illuminazione (avvenuta intorno al 1095 circa). A Damasco, intorno a quest’epoca, praticò per due anni esercizi sufi, compiendo pellegrinaggi a Gerusalemme, alla Mecca, a Medina e Hebron, seguendo una «condotta di vita di straordinario ascetismo» 1. Senza dubbio, per affrontare con tanta forza l’argomento contro i filosofi, al-Ghazālī doveva conoscere a fondo le dottrine neoplatoniche o, quantomeno, quelle avicenniane (che altro non sono se non una sensazionale summa di ciò che dissero prima di lui altri illustri filosofi, su tutti Aristotele). La vicenza di al-Ghazālī è importante per noi, perché sottolinea una prima separazione, non ancora teorizzata, tra filosofia e religione. Problema, questo, che abbiamo già analizzato in termini – filosofici e temporali – molto differenti, ma con una radice comune. In un mondo dove non solo la religione, ma anche la filosofia, è stata messa da parte, forse il terreno arido ha nuovamente bisogno di guardare al suo passato per far nascere nuovi fiori, con la sapienza di chi già seppe lavorarvi a dovere.

 

di Gianluca Palamidessi

 

NOTE:

1. Miguel Cruz Hernandez, Storia del pensiero nel mondo islamico, p. 340. Edizione Paideia; Brescia, 1999.

 

BIBLIOGRAFIA:

1. Miguel Cruz Hernandez, Storia del pensiero nel mondo islamico.

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