Storia, Teologia

L’Ordine di Malta

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il simbolo dell’Ordine: una croce a otto punte, tante quante le beatitudini evangeliche.

La nascita dell’Ordine di San Giovanni è datata 1048 d. C. Da quel momento in poi, la sua storia è stata travagliata, intensa, unica. Alcune delle sue battaglie sono rimaste nella memoria dei grandi storici, e non potrebbe essere altrimenti.

 

erardo Sasso: è questo l’uomo a cui si deve la fondazione dell’Ordine. Assieme ad altri mercanti amalfitani, su concessione del Califfo d’Egitto, si mise all’opera per costruire un ospizio, destinato alla cura e al rifugio di pellegrini e forestieri. Il tutto a Gerusalemme: che nella Terrasanta si dovesse intrecciare, fin dai primordi, il destino dell’Ordine, è cosa che non può stupire. E infatti, da “semplice” rifugio, l’Ordine si tramuta in Istituzione. Con la prima Crociata, le adesioni si moltiplicano, e ad intrecciarne il destino di gloria e santità sono due personaggi in particolare: Papa Pasquale II, che nel 1113 pone l’ospedale di San Giovanni – questo, infatti, è il suo nome originario – sotto la tutela della Chiesa, con diritto di eleggere liberamente i suoi superiori, senza interferenza da parte di altre autorità laiche o religiose (si legge dal sito ufficiale dell’Ordine) e Raymond de Puy (1083-1160), ex generale del leggendario Goffredo di Buglione. Sotto de Puy avviene la svolta militare. L’ordine integra, così, l’assistenza ai malati con la difesa armata dei pellegrini. Ora, questo viene suddiviso in tre grandi classi: i preti e gli elemosinieri, i frati serventi e i cavalieri. Il coraggio era offerto loro dalla fede in Cristo, l’esempio dell’arme preso in prestito da un altro Ordine, quello dei cavalieri Templari.

 

I Frati assunsero inoltre il nero saio degli eremiti di Sant’Agostino, tanto che mussulmani li chiameranno “Diavoli Neri”, non solo per il colore del loro mantello ma anche per sottolineare la loro tenacia e combattività in battaglia.

[…]

Ma i Frati non furono apprezzati solo per il loro coraggio. In molte circostanze i sovrani di Gerusalemme si serviranno di loro come ambasciatori e per risolvere difficili controversie. Erano quindi uomini d’arme, ma anche saggi e avveduti consiglieri. 1

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un gruppo di pellegrini difesi dai cavalieri di San Giovanni.

Jean de VilliersE’ questo il secondo nome degno di nota ad aver fatto la storia dell’Ordine. Nel 1291, la Terrasanta non è più un possesso cristiano: è ora nelle mani di Maometto. L’Ordine è costretto a fuggire. In pochi si salvano e il loro Gran Maestro (de Villiers) è gravemente ferito, quando sbarca a Cipro. Qui l’Ordine deve reinventarsi, ma venendo meno il suo scopo originario la crisi si fa in breve tempo profonda. Inoltre, l’ospitalità condivisa con i Templari rischia di eliminare quell’indipendenza su cui si basa l’origine dell’istituzione. L’unica svolta può arrivare per conquista. Pregiudicata la terra, non rimane che il mare. E l’occasione arriva, quindici anni dopo. E’ il 1306. Vignolo de’ Vignoli, corsaro genovese, propone un’alleanza con l’Ordine al Gran Maestro Folques de Villaret, il quale non rifiuta. Rodi viene conquistata, i Turchi ne vengono cacciati, e l’Ordine può tornare a svolgere il suo lavoro. Al periodo di tranquillità bellica, di circa 200 anni, ne segue uno terrificante, dal 1480 al 1522. Nell’arco di questi trentadue anni, gli sforzi dell’Ordine per difendere Rodi sono disumani – se non miracolosi. Le richieste di aiuto ai potenti d’Europa sono vane: i cavalieri stanno combattendo con orgoglio e fedeltà una guerra che non è solo la loro. Il Gran Maestro (eletto nel 1521) Philippe de Villiers de l’Isle-Adam respinge gli attacchi dell’esercito di Solimano il Magnifico per moltissimi mesi, ma sia la fame della popolazione che la sete di conquista dei turchi creano un dislivello tra il coraggio dei cavalieri e le possibilità di vincere la guerra. L’Ordine è così costretto a fuggire nuovamente: ha resistito quanto ha potuto, ma è stato nuovamente abbandonato. La sua nuova casa è Malta, su patto stipulato con Carlo V (il Re chiede fedeltà all’Ordine). E’ il 1530. La sconfitta con i turchi ottomani ha squarciato la veste dei cavalieri, rendendo il loro orgoglio più forte, e pronto al riscatto. Dovranno passare trentacinque anni, ma la battaglia sarà gloriosa. Maggio 1565: gli Ospedalieri, guidati dal 49° Gran Maestro Jean de La Vallette, resistono – in 7.000 – ad un’offensiva di 40.000 uomini. La battaglia è ricordata come Grande Assedio, non senza una ragione. L’epica di questo episodio meriterebbe un approfondimento maggiore, ma i numeri di cui sopra possono già renderne un dato imponente. Se i turchi fossero passati, Roma (sogno senile, e finale, di Solimano) sarebbe forse stata conquistata. E il papa, contrariamente ai sovrani d’Europa, lo sapeva bene:

 

gli appelli di Pio IV restarono inascoltati. Ma se le potenze cristiane si erano disinteressate del pericolo, l’imminenza dell’attacco era nota al 49° Gran Maestro Jean Parisot de la Valette. Da tempo, infatti, aveva inviato a Costantinopoli alcuni Cavalieri con il compito di fornirgli continui rapporti circa le mosse e le decisioni di Solimano. 2

Altro non fu, che questo arresto turco, l’inizio della fine dei giochi ottomani. Nel 1571 la battaglia di Lepanto – ora sì, con varie forze in campo – risolverà il conflitto definitivamente.

l’ultimo scossone all’Ordine: l’arrivo di Napoleone a Malta.

Si vorrebbe parlare di una conquista napoleonica a Malta, nel 1798, ma la storia dice ben altro. Quello di Napoleone – che aveva visto in Malta un territorio strategico, durante la campagna d’Egitto – fu un furto diplomatico. Come i cavalieri di Malta non combattevano contro i cristiani, così non combatterono Napoleone. La città se ne andò nel silenzio. Per l’Ordine fu un duro colpo, soprattutto guardando alla modalità in cui avvenne l’usurpazione ma la storia dei cavalieri, da quel momento in poi, navigherà in acque assai più tranquille. Dopo una breve, e curiosa, parentesi sotto lo Zar Paolo I (1799-1801), il luogo dei giovannei diventerà – con dimora stabile – Roma (dal 1834). Nella seconda parte del XIX secolo la missione originaria dell’assistenza ospedaliera ritorna ad essere l’attività principale dell’Ordine (si legge ancora dal suo sito ufficiale). […] Le attività ospedaliere e di assistenza vengono svolte su larga scala durante la Prima Guerra Mondiale e durante la Seconda sotto il Gran Maestro Fra’ Ludovico Chigi Albani della Rovere (1931-1951). Sotto i Gran Maestri Fra’ Angelo de Mojana di Cologna (1962-1988) e Fra’ Andrew Bertie (1988-2008), i progetti si intensificano ulteriormente fino a raggiungere le regioni più remote del mondo.

 

di Gianluca Palamidessi

 

NOTE:

1. Citazione da Teutonic

2. Citazione da Teutonic

 

BIBLIOGRAFIA:

1. Teutonic

2. Focus Storia, n° 126. Aprile 2017.

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