Letteratura, Teologia

Il cristianesimo così com’è, di C. S. Lewis

Sto cercando, qui, di impedire che qualcuno pronunci la frase davvero sciocca che spesso si sente ripetere su di Lui: “Sono pronto ad accettare Gesù come un grande maestro morale, ma non accetto la Sua affermazione di essere Dio”. Questa è proprio la cosa che non bisogna dire. Un uomo che fosse soltanto un uomo e dicesse le cose che diceva Gesù non sarebbe un grande maestro morale. Sarebbe un pazzo […] oppure il diavolo in persona. Dobbiamo fare la nostra scelta. 1

Chi conosce Lewis (1898 – 1963) non può stupirsi di fronte ad una affermazione del genere. Un’affermazione come questa, a dire il vero, potrebbe risultare addirittura blasfema, ma solo ad una lettura superficiale.

Dire che Gesù, se non fosse Dio, sarebbe un “pazzo” è prendere coscienza del fenomeno cristianesimo. Il quale fenomeno, si badi bene a questo aspetto, non è un fenomeno come gli altri – l’importanza storica di questa religione è conseguenza della sua verità. In quel “dobbiamo fare la nostra scelta” c’è molto del libro di Lewis, che ci troviamo oggi a commentare (prima come suoi grandi ammiratori, e solo poi come interpreti e critici). Il cristianesimo così com’è (1952) parla una lingua davvero religiosa, perché ad un approccio sentimentale, che guarda al cuore del sentimento religioso, segue una straordinaria – e più che mai lucida – analisi teologica come scienza di Dio. L’esempio della carta nautica, a tal proposito, è davvero splendido (lo vedremo in seguito). Nell’incipit del suo libro – in origine non scritto, ma parlato, e precisamente in una trasmissione radiofonica – Lewis ci tiene a sottolineare un aspetto che sta a fondamento di tutta l’opera: il cristianesimo è la religione vera. In quanto tale, gli aspetti prettamente dottrinali e storici vengono lasciati a chi ne sa di più (Lewis è molto modesto su questo, forse troppo). L’obiettivo dello scrittore inglese è quello di dare ragionevolezza al cristianesimo, per poi colpire come una spada affilata il fianco dell’orgoglio umano, mostrandone tutte le debolezze e le contraddizioni, conducendo il lettore quasi per mano verso una verità che – grazie al paradosso divino – siamo liberi di non seguire.

Quasi tutti, se avessero imparato davvero a guardare nel proprio cuore, saprebbero di desiderare in realtà, e intensamente, qualcosa che in questo mondo non si può avere. 2

Qui alcuni lettori atei, probabilmente, storceranno il naso. Lo faranno, tuttavia, non per la presunta falsità di questa affermazione, quanto per il suo carattere troppo esplicito. Qui Lewis non si limita ad analizzare il cristianesimo: lo spiega terra terra. Questo desiderio, di cui parla, è quello che più di ogni altra cosa fa virare il cuore verso la religione di Cristo. Di fronte a Dio siamo tutti uguali. Ciò che può differenziarci è la modalità in cui arriviamo a Lui – o anche, per dirla in termini più religiosi e meno schematici, ciò che ci distingue l’un l’altro è la strada che (nella sua unicità) ci rende più grati agli occhi di Dio. Ognuno, in definitiva, ha la sua vocazione. Per chi crede che con il termine vocazione si stia parlando della sola vita sacerdotale, Lewis è il giusto amico a cui affidarsi per fare chiarezza. Questo aspetto, della chiarezza, gli sta molto a cuore. Da ateo convinto qual era prima della conversione – e in questo ritrovo una mia personalissima esperienza di vita – afferma Lewis che l’errore più grossolano che era solito commettere era quello di guardare al cristianesimo come ad una semplice dottrina morale (vd. supra, nota 1), senza mai considerarne a sufficienza gli aspetti teologico-filosofici. La verità è che come per ogni altro sapere, conoscere il cristianesimo è l’unica possibilità di entrarci dentro, di poterne discutere e, se possibile, di aderirne. Non è raro il caso in cui si blateri su questa religione senza averne prima gustato i frutti (se non gustati, osservati con lente scientifica). Se posso permettermi di prendere solo per un istante le veci di brillante autore di metafore quale è Lewis, la critica al cristianesimo assomiglia parecchio al comportamento del bambino che, pur sotto la certificazione della propria mamma, decide per un capriccio infondato di non assaggiare la frutta o la verdura preparatagli. In effetti, quando ero piccolo, amavo di gran lunga le patatine fritte, e il momento dell’insalata a metà pasto era una vera tortura. Ora le cose sono cambiate, e di molto. In un certo senso, l’insalata sarebbe il cristianesimo, le patatine fritte i piaceri mondani. In un altro senso, la mamma sarebbe non dico la Chiesa (anche se lo penso), ma almeno la teologia (con la quale intendo, molto generalmente, chi ha osato argomentare su Dio, o chi ne argomenta tuttora).

La mappa è, certo, soltanto carta colorata; bisogna tuttavia ricordare due cose. Anzitutto, essa si basa su ciò che centinaia, migliaia di persone hanno scoperto navigando l’Atlantico. […] Poi, se vuoi andare in qualche posto, la mappa è assolutamente necessaria. […] La teologia è come la mappa. 3

Questo passo è esemplare. A tal punto che commentarlo non ha molto senso. Spiega, con parole molto migliori delle mie, il concetto dell’insalata e della mamma. Lewis vuole qui mostrare la praticità – e l’importanza – della teologia. Importanza che non è diretta ai (soli) credenti, quanto più a quelli che hanno già aderito alla religione. Ci sono alcuni misteri che non siamo tenuti a capire: dobbiamo contemplarli. Ci sono però verità rivelate che trovano fondamento razionale (e la Trinità è una di queste).

Proprio per questo una religione vaga – basata sul sentimento di Dio nella natura, ecc. – è tanto attraente. E’ tutta emozioni e niente lavoro: come guardare le onde dalla spiaggia. 4

Questo è un sigillo indelebile in risposta ai deisti – che sono tra noi, più di quanto pensiate. Non è rara l’affermazione che mi viene spesso rivolta da chi vive nella propria bolla di sapone, per poi professarsi “credente”, alla mia domanda: “Credi che Dio si sia fatto uomo e sia risorto per i nostri peccati?” – “Sì e no. Però credo in Dio”. E in questa risposta c’è tanta ignoranza quanta noncuranza di ciò in cui si pensa di credere. Ma Dio non è un’idea che fluttua nell’aria. Dio è. Punto. Tutto il resto proviene da lui. E il resto siamo anche noi. Nel bene e nel male.

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Nella dimensione di Dio, per così dire, troviamo un essere che è tre Persone pur rimanendo un unico Essere, così come un cubo è sei quadrati pur rimanendo un unico cubo. 5

E’ difficile spiegare un fatto così apparentemente inspiegabile, come la Trinità, attraverso un ragionamento logico, matematico e geometrico. Ma se a questa impresa, titanica e fuori dalla sapienza umana, aggiungiamo l’analogia – uso qui questo termine, perché “metafora” sarebbe riduttivo – allora entriamo con più facilità nel discorso più difficile (e insieme più comprensibile razionalmente) dell’intera teologia cristiana. Abbiamo scritto, poco sopra, di come alcune verità rivelate trovino fondamento nella ragione. Fede e ragione, per chi crede, vanno talmente di pari passo che o si vien presi per pazzi o per geni. Forse i due caratteri, alle volte, vanno insieme. Credo che Lewis sia di questa specie. Tre Persone, un unico Dio – facile, e impossibile. E’ follia, o genio. O entrambe. Il cubo, se ci pensiamo bene, ha davvero sei quadrati che ne formano la figura, ma noi (empiricamente parlando) non possiamo vederne l’interezza da ogni lato tutta insieme. Ne vedremo una parte, una facciata, mai tutto per intero. Questo solo Dio può. La Trinità è qualcosa di simile. Noi abbiamo in Cristo vero uomo, e vero Dio. Egli, dopo la sua morte e gloria, fa scendere lo Spirito Santo sugli apostoli. Come? Non ha senso questa domanda: Egli è Dio. Eppure noi sappiamo che il cubo c’è, ha davvero sei quadrati che lo compongono, non ce li siamo inventati. Dio agisce nel presente perché il suo attimo è l’eternità. La nozione di tempo, con Dio, è illogica. Egli è. Voi capite da questo che la Sua azione è sempre stata, e sempre sarà. Quello che noi vediamo in Cristo, è in Lui da sempre. Così, nel corso della storia, per chi crede, le azioni del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo possono apparirci singolari, individuali, e temporali. Ma il Credo apostolico, su questo, è piuttosto chiaro:

Credo nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita,
e procede dal Padre e dal Figlio,
e con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato.

In breve (che Dio me lo conceda), non c’è azione che Dio non abbia compiuto con il Figlio e lo Spirito Santo; non c’è azione che il Figlio non abbia compiuto col Padre e con lo Spirito Santo. Non c’è azione dello Spirito Santo che non proceda dal Padre e dal Figlio, “proprio come” in un cubo la mente umana può distinguere nitidamente una sola facciata alla volta, pur essendo il cubo sei facciate. Per il resto della dialettica lewisiana, lascio a voi la curiosità di leggere direttamente le pagine 199-205 della presente edizione.

Soltanto ciò che in te è morto risorgerà dai morti. 6

Qui torna, e conclude, il Lewis attento alla morale cristiana. Per morale, ricordando quanto detto in precedenza, non si intende però la semplice morale umana (la quale, di base, si fonda sulle idee di bene e di male). Dire, come Cristo ha detto, che soltanto ciò che muore vive davvero (cfr. vangelo di Giovanni: “In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano che cade nella terra non morrà resterà solo; ma se morrà, darà molti frutti”) è dire qualcosa che solo se pienamente accolto, con mente e cuore, può portarci allo splendore, nell’anima e nel corpo. Fuggire la mondanità non significa privarsi di ogni cosa (non confondiamo il cristianesimo con la povertà), quanto più affidarsi completamente a Dio, anche nella mondanità. E’ il motivo per cui tanto ammiro quel comandamento così misterioso e sacro: Non avrai altro Dio all’infuori di Me. Quanti dèi abbiamo oggi? La bellezza estetica, da seguire a ogni costo, la fama come la fame di potere, e chi ne ha più ne metta. Noi veniamo da Lui, e siamo in Lui, da sempre. Il resto, se viene prima di Lui, non porta a niente. Questo messaggio è quanto di più alto sia mai stato rivelato all’uomo.

NOTE:

Tutte le note rimandano all’edizione Piccola Biblioteca Adelphi 395, collana edita da Adelphi (l’immagine all’interno dell’articolo ne mostra la copertina).

1. p. 80

2. p. 171

3. p. 192

4. p. 193

5. p. 201

6. p. 271

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