Storia

La guerra dei Cent’anni

La Francia, potente e vincente nel XIII secolo, all’inizio del XIV non esercita più quel vigore e quella maestosità che le erano appartenute da Filippo Augusto a Filippo il Bello. L’Inghilterra, la cui storia nazionale, fin dalle origini, è stretta in un patto di sangue con il territorio da cui ricavò il primo grande sovrano, ovvero la Francia (e in particolare la Normandia), è pronta ad un conflitto in cui lo straordinario impiego di forze – e di vite – non renderà onore ad una «calamità formidabile e sterile»1. Il Pirenne insiste su questo punto: il casus belli della guerra dei cento anni è poco credibile. Si deve parlare di «guerra di prestigio». Tra le due, era forse la Francia ad avere un motivo per attaccare l’Inghilterra. Certamente, non il contrario. Carlo IV, Re di Francia dal 1322 al 1328, lasciava al suo erede Filippo VI una situazione di calma e tranquillità, sia all’interno del regno che all’esterno di esso. Edoardo III, Re d’Inghilterra, viveva una situazione differente. Nel 1328, anno dell’ascesa al trono di Filippo VI, perdeva il diritto di vassallaggio sulla Scozia di Roberto Bruce, trovandosi costretto ad ammetterne l’indipendenza del paese. Nel 1331, tuttavia, la situazione sembrava riparata, quando la rivolta di Edoardo Baliol contro David Bruce (erede al trono scozzese) aveva riportato il regno nelle mani di Edoardo, che appoggiandolo aveva riportato una vittoria nel 1333. David Bruce, fuggendo, si rifugia in Francia, proprio da Filippo VI. La corona inglese non sente di poter passare sopra ad un simile affronto. E’ guerra. Una guerra, quella dell’Inghilterra, che è una guerra di tutta la Nazione.

Edoardo III, Re d’Inghilterra.

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Letteratura

La scimmia di Palahniuk.

Il destino di uno scrittore è pressoché identico a quello dei suoi colleghi; essere ricordato per un solo libro, indipendentemente dal tipo carriera e dal numero di opere create. Vi sono autori che hanno dato vita a capolavori su capolavori, ma nel momento in cui vengono citati, nella mente di ogni lettore prende forma il titolo di una sola opera. La stessa sorte tocca anche a Chuck Palahniuk, l’autore di Fight Club. E’ stato un riflesso spontaneo, accidentale; non ho potuto fare a meno di citare il romanzo dal quale David Fincher ha basato uno dei suoi capolavori. Una pellicola che vede come protagonisti Edward Norton e Brad Pitt, inserita nella decima posizione dei film più belli della storia del cinema. Continua a leggere

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