Storia

Rivalutare Lutero alla luce del cattolicesimo

Lutero non ebbe, nel 1517, una Chiesa che lo appoggiava. Non ebbe l’una, Santa, cattolica e apostolica alla sua destra. Ma da questo fatto, non deve nascerne necessariamente uno scontro teologico – che tutt’oggi separa, in alcuni casi a ragione. Se quel monaco agostiniano, così ardente e risolutivo nell’opera che si era prefissato di compiere, non ebbe dunque la fortuna – o il caso – di dialogare proficuamente con quella Chiesa di cui pure faceva parte, non fu, crediamo noi, per sue sole colpe. Quella Chiesa – che non è la chiesa cattolica tutta, in quanto tale – non ebbe il tempismo di spogliarsi al dialogo, di aprirsi umilmente al dibattito ragionato. La chiesa, da quelle 95 tesi luterane (tesi, si badi bene, teologiche, bibliche nella loro radice, non campate per aria, non redatte alla svelta), non riuscì a ricavarne altro che il tuono diabolico, tutto intriso nel corpo e nell’anima di Martin Lutero, che schiantandosi al terreno risuonava: “Eresia!”. Ma la questione chiesa cattolicaquella chiesa cattolica, di quell’anno e di quel periodo era turbolenta, agitata; non era, nel fattaccio delle indulgenze, una, Santa, cattolica e apostolica. Perché in fondo, Lutero, questo mise al bando; quella Chiesa nata sulle sofferenze di Cristo, nelle sofferenze di Cristo e per le sofferenze di Cristo, affidata agli uomini per grazia di Dio, quella Chiesa stava svanendo, attuando in sé quel processo davvero diabolico della secolarizzazione; per colpe (e colpi del caso) che non la riguardavano del tutto. Dal primo patto tra Carlo Magno e papa Leone alla rivoluzione tra Lutero e l’altro Leone, Leone X, passa un torrente di storia ecclesiastica. Alti e bassi che già in Cluny, per citare solo un esempio, avevano sperimentato il dolore di un fuoco interno – e il fuoco, checché se ne pensi, purifica. Entrare nelle tesi specifiche, della Riforma – termine con cui passò alla storia l’evento luterano -, richiede pazienza, studio, e un saggio che qui non si vuole affrontare. Ma quando si guarda a Lutero, non già al Protestantesimo – che come ogni evento storico e storicizzantesi perde la scia del proprio afflato iniziale nell’istituzionalizzazione dell’idea primordiale -, si deve guardare alla Storia della Chiesa tutta. Perché l’evento di Lutero possa tornare ad essere fonte di dialogo proficuo nell’universo ecclesiale cristiano, c’è bisogno di guardare a quell’evento come evento frutto del suo tempo; è, voglio dire, la chiesa stessa ad esserselo cercato, e la fortuna volle che da quella scossa tornò nuovamente il diffuso sentimento di un Europa ardente nella fede. E’ ciò che pensa Heinz Schilling, storico tedesco, quando scrive che anche la Chiesa romana dovrebbe ringraziare Lutero; senza di lui non si sarebbe liberata dalla mondanità del papato rinascimentale, senza di lui avrebbe perso le redini della propria essenza: una, Santa, cattolica e apostolica.

di Gianluca Palamidessi

BIBLIOGRAFIA

1. Adriano Prosperi, Lutero. Edizione Mondadori, Milano 2017.

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