Filosofia

L’atto precede la potenza

Importantissime furono le traduzioni di Ibn Sina, che per gli occidentali è Avicenna, cui si devono tanto il celebre Canone quanto i trattati filosofici (soprattutto il Libro della guarigione) che restarono fondamentali1.

La filosofia occidentale, come filosofia del cristianesimo, deve confrontarsi, necessariamente, con la filosofia orientale, come filosofia araba, islamica, di autori quali Averroè, al-Farabi, Ibn Hazm, al-Gazzali e da ultimo, ma precedente in qualche modo a tutti gli altri, Avicenna. E’ a quest’uomo (980-1037) che si deve una prima sistematizzazione, filosofico-logica, storica in qualche modo, della filosofia aristotelica. Certo, mediata dalle concezioni religiose vigenti nell’Islam (come religione monoteista) ma senza dubbio cruciali, per la portata e la vastità dell’opera, per certa filosofia occidentale, giunta a noi fino ad oggi, nell’analisi di quel che è prima di ogni altra filosofia, in quanto proprio filosofia prima, Metafisica.

A partire da Tommaso, e ancor prima Duns Scoto, ma sono solo due illustri esempi, la Metafisica vive, gode, di una fortuna incommensurabile rispetto ad ogni altro ambito del sapere filosofico. La filosofia del linguaggio, dello spirito, l’antropologia, ogni studio particolare, anche scientifico nel senso moderno (vedasi la biologia, ad esempio) partono in qualche modo, o dovrebbero partire, dice Heidegger, dall’analisi di ciò che è il concetto più generale di tutti, e allo stesso tempo più complesso, meno facile da tenere a bada sotto un’analisi definitiva; è il concetto più ovvio di tutti, e dunque il più fuorviante, quello di Essere. L’ontologia fondamentale, sempre per usare una terminologia cara ad Heidegger, deve dunque prendere sempre le mosse dall’analisi dell’Essere. In Heidegger, l’Essere non è semplicemente ciò che è, in quanto questo tipo di definizione rimanderebbe non solo a quella vaghezza che ne ha caratterizzato la storia nel corso della ricerca filosofica intorno ad esso, ma anche, rimanderebbe, all’ente, come ente vago, confuso, fin troppo generico. Lo sforzo di Avicenna è quello di analizzare filosoficamente, a partire dal testo che per anni lo ha impegnato (più di trent’anni, secondo la sua biografia) in ricerche estenuanti, spesso senza successo, lo sforzo del filosofo arabo, dunque, è quello di analizzare da un punto di vista filosofico l’Essere, nella Scienza Prima, che precede le altre in quanto scienze che sono. E’ quel che è, che poi formula le scienze che sono, è l’Essere.

In un paragrafo fondamentale all’interno del Libro della guarigione, il paragrafo 10 del Trattato IV (riguardante prima di tutto l’anteriorità e la posteriorità), Avicenna analizza da vicino se sia anteriore la potenza all’atto, o viceversa. L’argomento di filosofi antichi, tra cui Platone (Timeo) e Anassagora, vira per questo tipo di soluzione. La potenza sarebbe anteriore all’atto perché ciò che è (in atto) deve avere avuto (almeno logicamente) un suo essere in potenza – potenzialmente, infatti, ogni cosa può divenire in atto. Ma Avicenna coglie subito l’inganno di una tale dimostrazione, soluzione, per dire meglio, nella valenza meramente logica di tale asserzione. Infatti, ciò che “può essere”, quando “è, dunque diviene ad essere”, passa sempre per una realizzazione del ciò che è già. Come poter parlare di ciò che è in potenza (che ancora non-è) se non da ciò che è già divenuto? dunque passato già per la potenza? Sono quattro le prove che Avicenna porta a supporto della propria tesi.

Quei filosofi (Platone e Anassagora, ma anche al-Razi, per rimanere in ambito arabo) hanno ragione nel dire che la potenza precede l’atto solo nelle cose particolari. Ogni cosa particolare infatti ha una sua causa che la conduce dalla potenza all’atto. Ma il discorso cambia, e si complica, quando intervengono gli universali.

Noi diciamo che per quanto riguarda le cose particolari […] la situazione è quella che [costoro] dicono. In queste cose, infatti, la potenza è anteriore all’atto secondo il tempo. Le cose universali, invece, […] non sono precedute affatto da altre cose in potenza.

La tesi di Avicenna passa per quattro poli differenti, tutti brillantemente argomentati: la potenza è posteriore all’atto per essenza, tempo, conoscenza e fine. La potenza, infatti, non sussiste di per sé, essendo piuttosto qualcosa che si suppone esserci come “astratto”, mai realizzata davvero (sarebbe atto, se fosse realizzata).

La potenza, infatti, non sussistendo di per sé, sussiste inevitabilmente grazie ad una sostanza, la quale deve essere in atto.

Ma non solo l’atto precede la potenza (è anteriore ad essa) per essenza, anche per quanto riguarda il tempo. Ed è qui, se vogliamo, il vero scandalo (filosofico) avicenniano.

Questa cosa, infatti, ha bisogno di qualcosa che la faccia passare [all’atto]. Si arriva così, da ultimo, a qualcosa che esiste in atto senza aver iniziato ad esistere.

“Iniziato ad esistere”: qui Avicenna si riferisce alle realtà esterne del mondo celeste. L’atto è anteriore nel tempo alla potenza, dunque, e non è contemporaneo ad essa. Da un punto di vista conoscitivo, invece (il quale riprende tutti i punti insieme, in qualche maniera)

Tu […] non puoi definire la potenza se non in funzione dell’atto.

Lasciando perdere l’ultima digressione avicenniana in merito alla relazione tra atto e potenza come analoghe alla relazione tra bene e male – principio che riprende, questo, quello platonico-agostiniano del male come privazione del bene, in qualche misura – il filosofo, al termine della trattazione della propria tesi, espone l’ultima caratterizzazione dell’anteriorità dell’atto rispetto alla potenza, a partire dall’analisi del fine, e della perfezione. Chiude così il paragrafo 10.2.2 del Trattato IV:

Un altro motivo è che l’atto è anteriore alla potenza secondo la perfezione e il fine. La potenza, infatti, è imperfezione, mentre l’atto è perfezione.

Su quest’ultima caratterizzazione, che sembra quasi introdurre la digressione sul bene e sul male, Avicenna non si espone ulteriormente.

di Gianluca Palamidessi

NOTE

1. Franco Cardini, Io e Te. Il Cristiano e il Saraceno.

BIBLIOGRAFIA

1. Tutti i passi citati sono presi dalle pagine 396-398 del Libro della guarigione (Kitab Al-Shifaʾ) del persiano Avicenna (Ibn Sina) a cura di Amos Bertolacci, 2015, Unione Tipografico-Editrice Torinese (UTET) nella collana Classici della Filosofia fondata da Nicola Abbagnano e diretta da Tullio Gregory.

Annunci
Standard

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...