Filosofia, Storia

Machiavelli cattolico

Per la complessità del fenomeno “Machiavelli cristiano”, ancor più che per la complessità del “Machiavelli cattolico”1, potrebbe non bastare un intero libro. Rispetto, infatti, a tutta la produzione machiavelliana2, l’Esortazione alla penitenza, databile intorno al 1526-15273, rappresenta un unicum rispetto al quale è difficile confrontarsi se non con le dovute cautele. In ogni caso, per quanto riguarda la nostra breve ma confidiamo interessante analisi, uno scritto come quello dell’Esortazione getta (o potrebbe gettare) una nuova luce sul significato profondo dell’ultimissimo Machiavelli.

In primo luogo, è bene ricordare la situazione storica (delicatissima) nella quale questo scritto viene al mondo; siamo nel clima della battaglia teologica (e sanguinosamente reale) scatenata da un piccolo monaco di Erfurt, al tempo Martin Lutero. L’Italia, sotto la perenne minaccia di Carlo V, si trovava così schiacciata allo stesso tempo da un’imponente crisi di sistema e di valori (crisi propria della Chiesa Cattolica) e dall’incombenza di una situazione politica tutt’altro che stabile. Quando Machiavelli scende a Roma è il 1525. Il Papa è Clemente VII, il mediceo Giulio, figura carismatica e a suo modo geniale. La Chiesa medicea era allora il perfetto contraltare della Riforma; rappresentante di un’Italia bella, spendacciona e pienamente rinascimentale, essa sembrava seguire quel filo culturale-intellettuale, riccamente ellenico4, che trovava nella figura di Erasmo da Rotterdam un rimando immediato all’opposizione luterana. Non c’è da stupirsi, allora, se il predecessore di Giulio II, Adriano VI, stringeva in quegli anni uno stretto rapporto proprio con Erasmo; quest’ultimo, egregio paladino di un cristianesimo iper-razionale, iper-naturalistico, iper-filosofico, ch’ebbe come effetto quello di dar vita ad una celebre espressione di Lutero: ragione puttana.

Risultati immagini per clemente vii

Papa Clemente VII, ritratto di Giuliano Bugiardini, 1532 ca.

Ma torniamo al nostro Machiavelli. Non ci dilungheremo sull’origine del testo dell’Esortazione, basti sapere che questa nacque nell’anno del Giubileo del 1525, Giubileo che ebbe nella caritas la sua parola5 chiave. L’Esortazione, rivolta ad una confraternita, non doveva rappresentare un raro esercizio dialettico (anche se il caso machiavelliano è più unico che raro), soprattutto considerando il numero che le confraternite potevano vantare già solo all’interno di Firenze (se ne contano più di cento). Va inoltre tenuta a mente la rilevanza politico-sociale, oltre ovviamente che religiosa, che tali confraternite rivestivano all’interno del complesso tessuto politico (e, appunto, sociale) italiano dell’epoca. E’ proprio con i Medici, e in particolare con Leone X, che queste confraternite giungono ad un arresto improvviso, ad una brusca frenata che non può trovare nel motivo strettamente religioso l’unica causante. In questo sta il primo mistero della genesi, e stesura, del testo machiavelliano. Un secondo mistero è invece concettuale; dalla visione machiavelliana del cristianesimo come religione dell’ozio, “religione effeminata”, si passa (nel testo dell’Esortazione) alla «dialettica peccato-pentimento-penitenza-misericordia divina»6. Allora, si chiede Cutinelli-Rèndina7, come mai, di fronte ad una così vasta produzione machiavelliana ateistica ed anti-religiosa, «l’Esortazione presenta un così radicale e inequivocabile rovesciamento di posizioni?». E’ da escludere la sferzante risposta di Benedetto Croce, che definì l’exortatio come una «scherzosa cicalata» da parte di Machiavelli. Una seconda interpretazione, debole ma, alla luce di un siffatto scritto, quantomeno “plausibile”, tende a vedere in Machiavelli un uomo che, ipse, in sé raccolto, è rimasto un uomo di fede, un credente8. In ogni caso, quale delle due sia l’interpretazione più vera, propendiamo per la seconda, prendendola in ogni caso con delle riserve. Non sarebbe giusto né depennare ogni scritto antecedente all’Esortazione né dare valore univoco a quest’ultimo testo per una sua interpretazione letterale (nel qual caso ne uscirebbe un Machiavelli “papistico”, tutto passionalmente religioso e fortemente cattolico). Sappiamo con certezza che Machiavelli aveva ricevuto, proprio in quegli anni, un urgente compito assegnatogli dalla curia papale: metter su un esercito (pontificio) in difesa (e in attacco) di Carlo V. Al di là dei tragici esiti della battaglia9, questo legame stretto tra l’intellettuale e il Papa ci restituisce la giusta misura del periodo (particolarissimo) vissuto negli ultimi anni della vita di Machiavelli, per i quali non è da escludere quella conversione che scherzosamente gli aveva suggerito Guicciardini pochi anni prima10. Così, se Machiavelli in questo testo proclamava le virtù di pietas e obbedienza, negli stessi anni (e prima di lui) Lutero muoveva i cavalli del suo scacchiere al suono di fede e grazia. Ecco la grande opposizione che tutta percorre il testo machiavelliano dell’exortatio, a partire da quell’anomalo «aes sonans» presente in ICor. 13 di Paolo tradotto da Machiavelli in «sanza frutto»11.

Il passo di Paolo12 andrebbe tradotto con «bronzo sonante», eppure Machiavelli, probabilmente traducendo ad hoc per una particolare circostanza di pubblico13, vuole (volutamente) sottolineare l’importanza del “frutto14”, del “fruire”, relativamente all’operare cristiano. Se inquadriamo allora il periodo storico e contestualmente religioso nel quale Machiavelli scrive l’exortatio, una simile scelta potrà senz’altro apparire più chiara e motivata. Per Machiavelli, in piena linea con la proclamazione del Giubileo del 1525, la carità rappresenta la virtù dell’elezione. «Non può essere pieno di carità quello che non sia pieno di religione, perché la carità è paziente, è benigna, non ha invidia, non è perversa, non insuperbisce, non è ambiziosa, non cerca il suo proprio commodo, non si sdegna, non pensa il male, non si rallegra di quello, non gode delle vanità, tutto patisce, tutto crede, tutto spera»15. Dove si colloca allora questa riflessione propria della carità in Machiavelli, in quel Machiavelli così previamente anti-religioso, ateo, tutto politico e volto allo “animale sociale”, verrebbe da dire “scristianizzato”? Prima di ogni altra cosa c’è l’evento dell’exortatio alla confraternita, con tutto l’atto di dolore che una simile exortatio “aveva da” trascinarsi con sé. E così ne viene l’incipit16 salmodiale, tipicamente agostiniano e, osserviamo, luterano, e come “alfa sapienziale” e come “cura al dettaglio della Scrittura”. E’ interessante, allora, non tanto “ciò che accade nel mezzo” del testo, tutto intriso di motivi tipicamente cristiani (tradizionalmente cattolici), come quello, dominante, dello status naturae lapsae proprio dell’uomo, cui viene opponendosi, per salvarlo dalla dannazione, la misericordia divina e la rivelazione divina, nella figura e nella croce del Cristo. Non manca nemmeno, a proposito dei motivi tipicamente cattolici, il motivo della superbia umana, propria di un “non-ringraziare” per i doni gratuitamente ricevuti, come doni (anche) di natura17, come bellezza “del” mondo che l’uomo non ha saputo apprezzare a sufficienza18. E allora, sempre in opposizione a Lutero, ecco che l’ultima parte dell’exortatio è una straordinaria ampolla di cristianità dalla quale Machiavelli, per il linguaggio utilizzato, lo stile e il tono grave, responsabile, per così dire, ecco allora che l’ultima parte dell’Esortazione rappresenta una sì ardente professione di fede da parte di Machiavelli che da questa, egli stesso, non può rifugiarsi, tenendo dietro a sé la non fondata supposizione che questa esortazione, proprio come ogni altro esercizio dialettico, prenda su di sé la mera “occasionalità” dell’evento particolare per il quale questa stessa esortazione era stata partorita. «Miserere mei, Deus!»19. Dov’è, allora, il colpo che Machiavelli sfodererebbe ai danni dell’armatura luterana, privandola di quell’arma santissima, propria dello Spirito, avente in Lutero la formulazione, mutuata da Paolo, del “sola fide”? I passi [38] e [39] dell’Esortazione alla penitenza rispondono senza che sia necessario, per parte nostra, un ulteriore commento: «Ma perché e’ non basta pentirsi e piagnere, ché bisogna prepararsi in le opere contrarie al peccato, per non poter errare più, per levare via l’occasione del male, conviene imitare san Francesco e san Girolamo. I quali, per reprimere la carne e torle facultà a sforzarli alle inique operazioni, l’uno si rivolgeva su per li pruni, l’altro con un sasso il petto si lacerava».

di Gianluca Palamidessi
Il presente articolo è frutto di una riflessione conseguita ad una lezione del prof. Gaetano Lettieri (Sapienza Università di Roma), il quale ha recentemente pubblicato la sua ricerca su Humanitas (2017).
NOTE
1. E, più in generale, del Machiavelli “romano”, nel senso di un cattolicesimo ancora fortemente politico e politicamente dominante (socialmente dominante, sotto i Medici).
2. Il rimando filosofico al “Principe” è tanto superficiale quanto sufficiente in questo luogo.
3. Così in Ghiglieri, La grafia, p. 358.
4. Sarebbe interessante tracciare una storia del cristianesimo come tutta perennemente tesa tra filosofia e misticismo, tra ellenismo e latinismo (Origene e Agostino), tra apocatastasi e massa damnata.
5. Carità intesa come virtù cristiana che opera ed è presente (ha da essere presente) nelle opere.
6. Cfr. Esortazione alla penitenza, a cura di Emanuele Cutinelli-Rèndina (2015), p. 407.
7. Op. cit., p. 408.
8. Cfr. G. P. Pacini, Per una rilettura della “Esortazione alla penitenza” di Niccolò Machiavelli, in «Rivista di storia e letteratura religiosa», xxvii 1991, pp. 125-134, il quale ha osservato che l’Esortazione è «una chiave per entrare nel mondo complesso del sentire religioso del Machiavelli». Sulla stessa posizione sembra assestarsi Ridolfi, Vita, p. 613.
9. Con il “sacco di Roma” del 1527 (6 Maggio), Roma e la Chiesa Cattolica subiscono una delle più pesanti umiliazioni della loro storia. Da aggiungere un dettaglio significativo: le fonti ci parlano di una massiccia presenza “luterana” all’interno delle milizie di Carlo V, come a voler sottolineare un affronto a Roma, come Chiesa Cattolica, che ha origini teologiche e scaturigini politico-sociali di estrema rilevanza.
10. Cfr. F. Guicciardini, Le lettere, a cura di P. Jodogne, Roma, Ist. Storico per l’Età Moderna, 1994, pp. 458-59.
11. Cfr. Niccolò Machiavelli, Esortazione alla penitenza, [25].
12. ICor. 13,1: «Si linguis non solum hominum, sed angelorum loquar, caritatem autem non habeam, factus sum sicut aes sonans».
13. Su questo vedi Bausi, Niccolò Machiavelli e Bartolomeo Scala, pp. 275-79.
14. Cfr. Gv 12,24-26: «In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuol servire mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servo. Se uno mi serve, il Padre lo onorerà».
15. Cfr. Niccolò Machiavelli, Esortazione alla penitenza, [26].
16. «De profundis clamavi ad te, Domine; Domine, exaudi vocem meam», op. cit., [1].
17. Questo punto è importante. E’ possibile “contrapporlo” a Lutero quand’egli scrive, nella tesi 19 delle Dispute di Heidelberg (1518), che «Non è degno di essere chiamato teologo colui che considera la natura invisibile di Dio comprensibile per mezzo delle sue opere», in Lutero, Scritti religiosi, UTET 1986, p. 183.
18. Cfr. soprattutto Niccolò Machiavelli, Esortazione alla penitenza, [15] «Non vedete voi quanta fatica dura il sole per farci parte della sua luce, per fare vivere con la sua potenza e noi e quelle cose che da Dio sono state create per noi?» e [17] «Vedete, addunque, con quanta ingratitudine l’uomo contro a tanto benificatore insurga, e quanta punizione meriti quando e’ perverte l’uso di queste cose e voltale al male!».
19. Tradotto in “Abbi pietà di me, Iddio!” (Sal. 50,3).

 

Annunci
Standard

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...