Filosofia, Poesia

Le dolci lacrime del poetico

L’uomo, se «uomo» nel senso classico può ancora definirsi, ha abbandonato del tutto l’inseguimento amoroso, financo doloroso, verso il poetico. Questo nostro scritto si muove nel poetico, e da esso si produce. Come? Non ha infatti l’uomo abbandonato del tutto «il poetico»? Ha come scavato, inconsapevolmente, una buca sotto il terreno. E’ dalla terra – dal terreno – che il poetico ha da esser riesumato. La sua origine è una lacrima. O spirito, o nulla:

Ma voi, dolci lacrime, il lume degli occhi

Tutto non mi spegnete; lasciate,

Ingannevoli ladre, che a me una memoria

Sopravviva, perché nobile muoia. 1

Come avvolto nel mistero, qualcosa come «lo spirito» sorge. Ecco per l’uomo la fortuna più grande; ch’egli vive nello spirito. Poesia, ποίησις, come luogo dove di passaggio, come «condotto», è lo spirituale. Uomo, homo, humus, terra. La terra va indagata. Il tesoro del poetico qui si cela.


NOTE

1 Traduzione di Luigi Reitani, in F. Hölderlin, Tutte le liriche, I ed. I Meridiani paperback, Milano 2015, p. 289. L’originale tedesco, a p. 288, suona così: «Ihr weichen Thränen, löschet das Augenlicht / Mir aber nicht ganz aus; ein Gedächtniß doch, / Damit ich edel sterbe, laßt ihr / Trügrischen, Diebischen, mir nachleben».

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