Letteratura

“Francesco d’Assisi”, di Hermann Hesse

Su san Francesco sono state scritte molte cose. Da semplici biografie ad accurate agiografie, la vita del santo è sempre stata oggetto di studi e soggetto di fede per moltissimi cristiani. Ora, è senz’altro particolare, in senso positivo, che Hermann Hesse abbia intrapreso un’opera di questo tipo. A dire il vero, però, le poco più di 70 pagine del libro edito dalla bella casa editrice Piano B (collana “La mala parte”) non hanno né l’intenzione né l’obiettivo di compiere un lavoro “storiografico”. Hermann Hesse lo dichiara all’inizio del libriccino. Ma la ragione, a ben vedere, non è meramente “pratica”, scaturendo essa piuttosto da un fatto d’estrema rilevanza, la vita stessa del frate Francesco:

Quest’uomo era Giovanni Bernardone, chiamato san Francesco d’Assisi, un sognatore, eroe e poeta. Di lui ci è rimasta solo un’unica preghiera o poesia, ma invece di parole e di versi scritti egli ci ha lasciato il ricordo di una vita semplice e pura che, per bellezza e tranquilla grandezza, si erge sopra moltissime opere poetiche. Chi dunque narra la sua vita non ha bisogno di altre parole e considerazioni, dalle quali a mia volta sono felice di astenermi. (1)

Inizia così il viaggio di Hermann Hesse sulle tracce dell’esistenza di san Francesco. Ci conviene in ogni caso specificare, per sommo rispetto nei confronti dell’autore del libro, che Hesse non ha in mente, come già detto, un’agiografia. Il titolo dell’opera ne è già simbolica testimonianza. Che poi la figura di Francesco sia divenuta a ragione celebre per la santità e per l’importanza all’interno della storia della Chiesa, è cosa che lo scrittore tedesco, naturalizzato svizzero, ammette senza alcun problema, dall’alto della sua sensibilità e della sua intelligenza. Ma se davvero a Hesse fosse interessato di indagare la figura di un santo della Chiesa, probabilmente l’opera non avrebbe mai visto il suo cominciamento. Hesse vuole dirci, qui come altrove, che la natura di certi uomini (come è il caso dell’uomo Giovanni così chiamato dalla madre, e chiamato Francesco per volontà del padre, grande amante della Francia) è di tale grandezza che essa ci rimanda alla Trascendenza stessa. Cosa sia questa Trascendenza non ci è dato non di saperlo (in fondo, ognuno di noi “lo sa”), ma di svelarlo al modo d’una verità obiettiva.

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Il disegno in copertina è a cura di Gertrud M. Nelson. Foto di Gianluca Palamidessi per Viva le Monadi.

Gli episodi della vita di Francesco, concernenti prima la conversione, con gran stupore di tutti per la radicalità e il fervore con cui avvenne, il viaggio, poi, a Roma, per incontrare Innocenzo III, e ancora le preghiere, il dialogo costante con la natura, l’amore per quei piccoli volatili a lui così cari (e Francesco era a sua volta, per loro, così caro), la leggenda, scrive Hesse, delle stigmate ricevute dal Crocifisso in età ormai avanzata, sono tutti episodi che, diversi tra loro, narrano di un’unica grande vitalità, di un unico grande spirito (in senso forte, non lato) che regge l’esistenza del santo così come la spina dorsale regge il nostro corpo:

[…] tutta la [sua] vita sembrava nata da un unico spirito, grande e armonioso, che si presentava agli occhi di tutti come un simbolo, un esempio limpido e divino. (2)

Il racconto dell’incontro con Innocenzo III, papa e Re di Roma, uomo diversissimo da Francesco ma, scrive Hesse, non in senso cattivo (3), è raccontato brevemente, ma splendidamente:

Accadde così, come un miracolo di Dio, che nello stesso periodo un papa, signore combattivo, salvasse la Chiesa da un indebolimento terreno riportandola ad un alto grado di splendore, mentre l’amorevole e modesto umbro la riempiva di un nuovo spirito d’amore. (4)

L’opera di predicazione di Francesco, che può a questo punto continuare senza freni la sua missione divina (Hesse non narra nel dettaglio, ma d’altronde non è neanche suo intento farlo, di come l’incontro tra il papa e la Chiesa tutta, quella Chiesa così storicamente mondana e forte, e Francesco, poverello di Dio, fu tutt’altro che una pratica felicemente risolta in poche battute), l’opera del santo, dunque, non si riduce alla predicazione tra gli uomini, in mezzo al popolo di Dio, laddove anche una tale Chiara, poi santa, ne fu coinvolta; per Francesco, “il popolo” è innanzitutto il creato.

Ci sia concessa qui una parentesi. Per un curioso scherzo della storia, saranno proprio i francescani, in quanto ordine, a seguire Agostino più che Tommaso in materia di teologia, nonostante quello, a differenza di questo, si sia sempre mostrato piuttosto crudo in termini di peccato creaturale (anche se Agostino pensa sempre all’uomo e mai agli animali), naturale (sempre in riferimento all’uomo), congenito e terribile (il pessimismo agostiniano, l’aut-aut teologico che scaturisce dal suo pensiero sono senz’altro più radicali di un Tommaso che sovente, anche attraverso le prove dell’esistenza di Dio, non manca di sottolineare la bellezza del creato).

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Herman Hesse, 1877-1962.

Francesco ama la natura e la natura ama Francesco. Ci sono almeno altri due brevi passi che è bene citare dall’opera di Hesse:

[…] nelle sorgenti e nei venti e nel canto degli uccelli [Francesco] percepiva il dolce, potente linguaggio del Paradiso. (5)

Francesco benediva gli uccelli. Gli uccelli, e la natura tutta, benedivano Francesco. L’autentica e pura bontà del cuore, scrive Hesse, è come il magico segreto di Salomone che svela all’uomo il linguaggio degli animali e l’intima essenza delle piante, dei fiori, delle pietre e dei monti, in modo che la creazione multiforme si dispieghi davanti ai suoi occhi come un’unità perfetta. (6)

Quando poi, il 3 ottobre del 1226, Francesco lascia l’esistenza terrena, all’età di 45 anni, la testimonianza della sua dipartita è degna di essere misteriosamente contemplata:

“Ti do il benvenuto, sorella morte”. […] E nell’attimo in cui spirò, sul tetto della sua capanna si posò un grande stormo di allodole che intonarono un forte canto. (7)

Seguono, nell’opera di Hesse, i racconti delle leggende su san Francesco; l’integrale, e splendida, Laudes creaturarum; il gioco dei fiori, piccolo racconto sull’infanzia del santo che uscì, nell’edizione originale, 15 anni più tardi rispetto a Franz von Assisi, del 1904. Lasciamo al lettore, con la speranza di aver suscitato nel suo cuore una sacra e sana curiosità, il compito di approfondire ulteriormente la figura del santo Francesco d’Assisi.


NOTE

1. H. Hesse, Franz von AssisiDas Blumenspiel: Aus der Kindheit des heiligen Franziskus von Assisi, trad. it. Francesco d’Assisi a cura di A. M. Cocchi, Piano B, Prato 2012, cit. pp. 10-11. Di qui in avanti, l’edizione, che comprende i due scritti dal titolo tedesco di cui sopra, verrà siglata come segue: FA.

2. H. Hesse, FA, p. 7.

3. H. Hesse, FA, p. 44.

4. Ibidem.

5. H. Hesse, FA, p. 47.

6. Ibidem.

7. H. Hesse, FA, cit. pp. 52-53.

 

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