Filosofia

Cosa significa “Trascendentale”?

L’obiettivo di questo breve articolo è quello di mostrare, attraverso l’ausilio fondamentale, ed unico, del Dizionario di Filosofia [1] a cura di Abbagnano-Fornero, la storia filosofica, e cioè del significato filosofico, del termine Trascendentale, al fine di liberare il campo da errori terminologici, e filosofici, grossolani. Continua a leggere

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Filosofia, Letteratura, Teologia

Guardini. Tra teologia e letteratura

Il teologo italo-tedesco Romano Guardini (Verona 1885 – Monaco di Baviera 1968) inizia la sua docenza a Berlino nel 1923. Si sposterà poi a Tubinga, dove insegnerà dal 1945 al 1948, e infine a Monaco di Baviera, dove terrà i suoi ultimi corsi dal 1948 al 1962. Continua a leggere

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Filosofia, Scienza

Tecnica e λήθη nella scrittura a macchina

Per una bizzarra traiettoria tracciata dalla metafisica occidentale, lo «scandalo» che l’invenzione della scrittura provoca Platone [1] del Fedro diviene in Heidegger, specie in merito alla più vasta riflessione sulla «tecnica» già presente nel Parmenide, il luogo privilegiato [2] della dimenticanza e dell’oblio (λήθη) pensati con il pensare greco. Il quale pensare sempre pensa, ad un tempo, verità e parola. Continua a leggere

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Filosofia, Poesia

Commento a Todes-Erfahrung, di R.M. Rilke

[1]

Spiegare il significato di una poesia, quantunque fosse possibile, negherebbe la poesia stessa. Il racconto non è mai all’altezza della visione. Ma la dizione poetica è essa stessa la visione. Eppure, ci siamo dimenticati il reale significato del «vedere». L’osservazione teleologica dell’«ente», oscurando il puro e semplice vedere, «vela» il visto coprendolo di pensieri. Lo copre, cioè, di vane parole. Per non commettere l’errore di chi «commenta» l’ente poetico, limitiamoci a meditare e a sentire la poesia di Rilke nel suo originale tedesco. Allora, ci verrà forse offerta la possibilità non di tra-durre il poetato ma di muoverci insieme ad esso. Non diremo mai: “qui il poeta dice…”, perché il di lui «detto» – der Dichter è il poeta, das Gedicht è il destino poetante, la poesia – è ciò che, propriamente, la poesia dice «già» – non appena la si dica. Continua a leggere

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Filosofia

La sepoltura dell’ἀλήθεια sotto le rovine romane della certitudo

Una questione che potrebbe essere superficialmente ridotta a «questione terminologica» assume nel Parmenide di Heidegger un’urgenza tanto impellente da riguardare, al contrario, la «storia “mondiale” europea dell’età moderna» [1]. Com’è ovvio, il paragrafo che qui vi presentiamo non ha (né può avere) la pretesa di essere esauriente. Quello che faremo sarà percorrere i passaggi logici attraverso i quali, con una sicurezza che potrebbe destare scalpore, Heidegger arriva ad affermare, infine: «la veritas romana è diventata la “giustizia” della volontà di potenza» [2], con chiaro riferimento a Friedrich Nietzsche, «con il cui pensiero la metafisica occidentale raggiunge il suo culmine» [3]. Continua a leggere

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Filosofia

Introduzione al “Parmenide” di Martin Heidegger

Il «pensato» del pensiero di Parmenide e di Eraclito [540/460 a. C.] è ciò che Heidegger, nel corso delle lezioni tenute all’Università di Friburgo nel semestre invernale del 1942/1943, qui si propone di indagare. Come avverte Franco Volpi, curatore dell’edizione italiana di nostro riferimento, il corso si rivela essere prevalentemente (se non del tutto) rivolto a Parmenide, che assieme ad Anassimandro ed Eraclito, appunto, rappresenta uno dei cosiddetti «pensatori iniziali». Vedremo in che senso si può e si deve parlare di «inizio» a proposito di questi filosofi primordiali. Al momento ci basta osservare che l’«inizio», così inteso, si oppone, in quanto tale, alla «fine» del pensiero «esperide» (ted. Abendländisch). Continua a leggere

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Filosofia

La necessità di un ritorno alla questione dell’Esserci. Contro la filosofia dell’animalità

Lo scopo di questo paragrafo non è immediatamente costruttivo, ma primariamente distruttivo. Attraverso la critica di un certo modo di pensare, si vuole aprire il campo ad un’indagine ben più articolata, che sarà compito e missione di questo libro portare alla luce nelle sue linee fondamentali. Non è intenzione di questo paragrafo entrare nel dettaglio delle singole «posizioni» prese dalla filosofia occidentale rispetto al dibattito sull’animale e l’animalità. Sarà sufficiente un resoconto formale delle suddette posizioni, in quanto ciò in cui esse mancano costantemente è ciò che esse stesse non possono mai vedere, cieche come sono nella loro insensata battaglia. La questione dell’animalità, per come viene a strutturarsi – o a de-strutturarsi – da Derrida in poi, è molto complessa, ampia nella sua letteratura primaria come in quella secondaria. Per l’intento polemico di questo paragrafo, si chiede al lettore di seguire il fondamento del discorso e del pensiero sull’animalità per come viene a configurarsi in Derrida. I seguaci di questo filosofo, per il poco che mi è parso di leggere1, hanno sostanzialmente implementato un pensiero che, pur nel suo interesse globale, mi pare partire da un fondamento, quel fondamento, che qui si vuole criticare. Continua a leggere

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