Poesia

Ultimi venuti

Già si staglia nel cielo plumbeo
un raggio di luce acceso.
Comincia il parlare a farsi teso,
perennemente atteso.

Il silente bosco ascolta
il suono del faggio che invecchia.
S’alza dal suolo un sospiro
accompagnato dalle foglie.

E mentre si distrae l’umana prole
pel suono allegro della velocità,
ritorna sovente quel meditar rurale
al cui cospetto ogn’opra par mortale.

Standard
Filosofia, Poesia

Commento a Todes-Erfahrung, di R.M. Rilke

[1]

Spiegare il significato di una poesia, quantunque fosse possibile, negherebbe la poesia stessa. Il racconto non è mai all’altezza della visione. Ma la dizione poetica è essa stessa la visione. Eppure, ci siamo dimenticati il reale significato del «vedere». L’osservazione teleologica dell’«ente», oscurando il puro e semplice vedere, «vela» il visto coprendolo di pensieri. Lo copre, cioè, di vane parole. Per non commettere l’errore di chi «commenta» l’ente poetico, limitiamoci a meditare e a sentire la poesia di Rilke nel suo originale tedesco. Allora, ci verrà forse offerta la possibilità non di tra-durre il poetato ma di muoverci insieme ad esso. Non diremo mai: “qui il poeta dice…”, perché il di lui «detto» – der Dichter è il poeta, das Gedicht è il destino poetante, la poesia – è ciò che, propriamente, la poesia dice «già» – non appena la si dica. Continua a leggere

Standard
Letteratura, Poesia

Il tremore della notte

Il IV degli Inni alla notte di Novalis è un richiamo dell’uomo che fugge il tempo. E’ il richiamo della notte che non sfugge all’uomo, il quale ne è attratto e respinto allo stesso tempo.

Adesso so quando verrà l’ultimo mattino – quando la luce non fugherà più la notte e l’amore – quando il sonno sarà in eterno e un solo inesauribile sogno. Sento in me stanchezza celeste. 1

Continua a leggere

Standard