Filosofia, Teologia

Credere l’incredibile (del linguaggio)

Pensare la trascendenza nell’orizzonte di un’immanenza è possibile, per noi, solo a partire da quest’ultima. Ciò non significa, però, né che la trascendenza, per chiamarci a sé, abbia bisogno di rimanere nei soli limiti dell’immanenza, né che a partire dall’immanenza, origine di ogni nostro pensato, si possa facilmente eluderne il vincolo vitale per guadagnarne una trascendenza (a quel punto) omicida. La storia dell’umanità, caratterizzata dal rapporto tra due polarità, che per ragioni di comodità chiamiamo immanenza trascendenza, rischia di cessare come tale nell’istante in cui questo rapporto, anziché essere risolto per una via (egoismo) o per l’altra (alterità), non viene più pensato nella sua ambiguità.

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Filosofia, Teologia

I meme salveranno il Cattolicesimo?

E’ ormai da qualche tempo che la mia bacheca di Facebook, per una scelta più o meno consapevole, è passata da “post” più o meno seri sui temi davvero importanti per la mia esistenza (l’arte, la poesia, la filosofia, il cinema e, udite udite, la religione) a “immagini” con brevissime didascalie, niente affatto primariamente attinenti al tema significato, ironiche (ma di un’ironia davvero acuta), e pregne di simbolicità: sto parlando di ciò che è comunemente conosciuto come “memes”.

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Dalla pagina “Aristotelian Memes”

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Filosofia, Teologia

Giovanni Scoto Eriugena

A Giovanni Scoto Eriugena (810-877 circa) Gilson dedica un corposo capitolo della sua opera. Questa figura, tema di dibattiti serrati non solo tra gli studiosi moderni ma anche tra quelli a lui contemporanei, nasce in Irlanda e giunge in Francia tra l’840 e l’847. Vive, qui, alla corte di Carlo il Calvo. La sua dottrina, condannata dai concili di Valenza e di Langres nell’855 e nell’859, merita d’essere approfondita per la sua stessa interna problematicità. Chi vuole difenderlo si trova costretto ad ammetterne il velato panteismo, chi vuole accusarlo di panteismo si rende conto, ben presto, ch’egli ha poco a che fare col panteista. Quali sono le ragioni di una tale difficoltà? Gilson risponde che Giovanni, «scopritore occidentale dell’immenso mondo della teologia greca, [è] sommerso da troppa ricchezza imprevista per avere il tempo di scegliere, [è] abbagliato da troppe idee nuove per essere capace di una critica»[1]. Questo grande pensatore, d’altronde, «preteso razionalista», «fonda interamente la sua filosofia su di una base scritturale»[2], seguendo l’esempio di Dionigi e Agostino. Come quest’ultimo, tutto il suo pensiero, racchiuso nel De divisione naturae, poggia sulla formula Credo ut intelligas et intelligo ut credas.

 

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Étienne Gilson (1884-1978)

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Filosofia, Teologia

L’oblio dell’essenza cattolica

In un interessante articolo apparso di recente su Aeon, Timothy Carroll, antropologo britannico, si interroga sulla fortuna storica che i doni dei Re Magi (oro, incenso e mirra) hanno avuto nella tradizione cristiana. La tesi che guida lo studio di Carroll è come, rispetto alla preponderanza che l’elemento fisico del rito ha rivestito nella storia della chiesa, importanza ancora manifesta in alcune confessioni (specie ad oriente), gran parte della cristianità “ufficiale” ne abbia ridotto (è il cattolicesimo?) o addirittura rinnegato (è il protestantesimo) la portata.

 

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Per approfondire, si veda lo studio di T. Carroll, Orthodox Christian Material Culture (2018)

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Filosofia, Teologia

Ribrezzo della morte, fine della religione e noncuranza del sacro

La mia generazione vive un dilemma di cui la teologia attuale non si è ancora resa conto: la morte. L’educazione cattolica che molti dei nostri genitori ha ricevuto, per quanto post-conciliare e, in quanto tale, già inserita sull’onda lunga di questo enorme problema, ci parla di un uomo che è vero uomo e vero Dio, Gesù di Nazareth. Ci parla della sua vita, dei suoi miracoli, delle sue gesta e delle sue parole. Infine, ci parla della sua morte e della sua resurrezione. Ma anche qui lo fa in un modo tale che il dramma del Cristo sulla croce, il dramma di Maria ai piedi della stessa, le lacrime degli apostoli per la perdita del loro amico, tutto ciò che insomma c’è di più tremendo e vicino all’abisso esistenziale ci viene come risparmiato. Continua a leggere
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Filosofia, Letteratura, Teologia

Guardini. Tra teologia e letteratura

Il teologo italo-tedesco Romano Guardini (Verona 1885 – Monaco di Baviera 1968) inizia la sua docenza a Berlino nel 1923. Si sposterà poi a Tubinga, dove insegnerà dal 1945 al 1948, e infine a Monaco di Baviera, dove terrà i suoi ultimi corsi dal 1948 al 1962. Continua a leggere

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Filosofia, Teologia

La fatticità del tempo dell’Esserci. Dramma e condizione di una fede autentica

La teologia deve rimanere al sicuro da ogni sua deriva filosofica. Se la teologia si fonde ad una qualche filosofia come studio dell’essere, è già fuori dal suo obiettivo primario, che è quello di parlare, in quanto discorso (λόγος) e non principio (Λόγος), di Dio. Non, però, oggettivando questo discorso. Quando scriviamo di Dio, l’assunzione implicita riguarda il «noi» del discorso di Dio. Quando scriviamo, qualora scrivessimo, di Dio, scriviamo in realtà della fede (che «noi» coviamo) di Dio. Continua a leggere

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