Filosofia

Il mistero della morte dell’Esserci

Sarebbe interessante e senz’altro produttivo poter leggere l’intera opera Essere e Tempo alla luce del paragrafo 47, ma né il tempo né le conoscenze ci consentono (per ora) di affrontare un simile lavoro. L’indicazione1 della rilevanza filosofica di tale paragrafo da parte del prof. Bancalari, a tale proposito, è risultata essere un importante stimolo per la stesura di un nostro commento, seppur breve, riguardo ad una lettura “cristiana” del paragrafo stesso. L’interpretazione, che ci affrettiamo a definire come provvisoria e parziale, segue le seguenti linee guida: da un lato Heidegger afferma la possibilità di una ricerca sulla totalità dell’essere dell’Esserci attraverso la morte degli altri; da un altro, tuttavia, l’autore si rende conto di come una tale ricerca, anziché avvicinarci all’essenza della totalità dell’essere dell’Esserci ci allontani piuttosto da essa. Ora, qual è la tesi che ci proponiamo di portare avanti? Secondo la nostra lettura, Heidegger pone l’essere dell’Esserci di fronte alla morte come perduto nel nulla – sia a livello fenomenologico sia, ad un livello più quotidiano, su di un piano esistentivo (la morte ci pone innanzi l’abisso dell’esistenza). Continua a leggere

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Teologia

Chi osa chiamare Dio a giudizio?

«Se tu cercherai Dio
e implorerai l’Onnipotente,
se puro e integro tu sarai,
allora egli veglierà su di te1». Continua a leggere

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Teologia

L’aut-aut della teologia luterana

Quando Lutero scrive il De servo arbitrio sono passati quattro anni dalla Dieta di Worms (1521), termine ultimo e definitivo del rapporto tra il teologo di Eisleben e la Chiesa Cattolica. La rottura è diventata insanabile. Per la complessità delle vicende storiche, politiche e religiose, questo testo (questa nostra recensione) si limiterà all’analisi teologica dello scritto luterano in sé e per sé, cercando di delinearne la divergenza di pensiero rispetto a quello erasmiano (dunque cattolico)1. Continua a leggere

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Teologia

La disperazione di Giobbe

Inizia a questo punto dell’opera (Giobbe 3,3) una serie di discorsi, e dialoghi, tra il nostro e i suoi amici. Giobbe, che saldo era rimasto nella fede, si lascia ad un monologo disperato, intriso di lacrime, pieno di sconforto, e dal tono fortemente pessimistico (che ricorda, ma con una forza di immagini ancora maggiore, tutto il Qoèlet).

«Si oscurino le stelle della sua alba,
aspetti la luce e non venga
né veda le palpebre l’aurora,
poiché non mi chiuse il varco del grembo materno,
e non nascose l’affanno degli occhi miei!1»

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Teologia

Giobbe eroe della fede

Questo nostro commento al libro di Giobbe, dall’Antico Testamento, non vuole cadere in semplici osservazioni, né essere, tuttavia, oggetto di una teologia rigorosa, e per così dire scientifica. Lo scopo di un tale commento, ad un così difficile testo sapienziale, vien da sé, ed è a sé nascosto; fare esperienza del Testo Sacro, in tutte le sue forme. L’idea di un commento a Giobbe, primo, ci auguriamo, di una lunga serie di Commenti ai testi biblici, ci è pervenuta dall’ascolto stesso della parola di Dio. Come quando, senza conoscere il sapore del miele, ad un primo assaggio ci si rivela il gusto del dolce oro degli dei, allo stesso modo, leggendo e rileggendo la parola del Signore ci si rivela il Signore stesso. Al di là del bene e del male. Continua a leggere

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Teologia

La disputa di Heidelberg

Giovanni Miegge non ha avuto dubbi in proposito: «Il 25 aprile 1518, mentre l’affare delle indulgenze attirava da ogni parte una notorietà rumorosa sul nome di Lutero, il capitolo generale degli Agostiniani era riunito a Heidelberg. Lutero vi fu ascoltato e discusso, non sulla questione delle indulgenze, ma sui fondamenti della sua dottrina della penitenza, del peccato e della grazia. Nelle tesi formulate in quella occasione, Lutero ha fissato il canone della sua teologia della croce.1» E in effetti, proprio nella circostanza della disputa di Heidelberg, Lutero formula per la prima volta, e in maniera autentica, le tesi che delineano il suo più intimo pensiero teologico noto come theologia crucis. 28 tesi teologiche, 11 tesi filosofiche (delle quali non ci occuperemo in questo luogo). Il maestro in santa teologia Martin Lutero introduce le tesi infiammando fin da subito la disputa:

«Diffidando di noi stessi, secondo il consiglio dello spirito: Non ti appoggiare sul tuo discernimento, presentiamo umilmente al giudizio di tutti coloro che vorranno essere presenti i seguenti paradossi teologici, affinché appaia chiaro se a ragione o a torto siano stati tratti dal divino Paolo, vaso e strumento elettissimo del Cristo, e da sant’Agostino, il suo più fedele interprete.» Continua a leggere

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Filosofia

La posizione dell’uomo nel cosmo

Nella “Prefazione alla prima edizione” dell’opera, Max Scheler pone fin da subito le basi della sua ricerca, sintetizzandole nel vasto problema relativo alla domanda: Che cosa è l’uomo? Bisogna tener presente che nello stesso periodo in cui l’autore scrive (la Prefazione di cui sopra risale all’Aprile del 1928), è già apparsa sulla scena filosofica mondiale l’opera più importante, probabilmente, dell’intero Novecento: Essere e Tempo, di Martin Heidegger, non a caso allievo, come Scheler, di Edmund Husserl, fenomenologo dalla cui scuola uscirono figure come quelle di Dilthey (a più riprese citato da Scheler), Edith Stein e Conrad-Martius, solo per citare i più celebri. Scrive Heidegger (§ 9 di Essere e Tempo):

«L’ente che ci siamo proposti di esaminare è il medesimo che noi stessi sempre siamo.»

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