Filosofia, Teologia

I meme salveranno il Cattolicesimo?

E’ ormai da qualche tempo che la mia bacheca di Facebook, per una scelta più o meno consapevole, è passata da “post” più o meno seri sui temi davvero importanti per la mia esistenza (l’arte, la poesia, la filosofia, il cinema e, udite udite, la religione) a “immagini” con brevissime didascalie, niente affatto primariamente attinenti al tema significato, ironiche (ma di un’ironia davvero acuta), e pregne di simbolicità: sto parlando di ciò che è comunemente conosciuto come “memes”.

54416719_774920676225200_2042981037784432640_n.jpg

Dalla pagina “Aristotelian Memes”

Continua a leggere

Standard
Filosofia, Teologia

L’oblio dell’essenza cattolica

In un interessante articolo apparso di recente su Aeon, Timothy Carroll, antropologo britannico, si interroga sulla fortuna storica che i doni dei Re Magi (oro, incenso e mirra) hanno avuto nella tradizione cristiana. La tesi che guida lo studio di Carroll è come, rispetto alla preponderanza che l’elemento fisico del rito ha rivestito nella storia della chiesa, importanza ancora manifesta in alcune confessioni (specie ad oriente), gran parte della cristianità “ufficiale” ne abbia ridotto (è il cattolicesimo?) o addirittura rinnegato (è il protestantesimo) la portata.

 

9781138493896

Per approfondire, si veda lo studio di T. Carroll, Orthodox Christian Material Culture (2018)

Continua a leggere

Standard
Filosofia, Letteratura, Teologia

Guardini. Tra teologia e letteratura

Il teologo italo-tedesco Romano Guardini (Verona 1885 – Monaco di Baviera 1968) inizia la sua docenza a Berlino nel 1923. Si sposterà poi a Tubinga, dove insegnerà dal 1945 al 1948, e infine a Monaco di Baviera, dove terrà i suoi ultimi corsi dal 1948 al 1962. Continua a leggere

Standard
Filosofia, Teologia

Ogni linguaggio è storico, ma non quello della fede

L’impresa che ci siamo proposti di portare avanti si è rivelata abissale non per difficoltà d’esposizione ma di comprensione dell’abisso stesso. La chiave è senz’altro il linguaggio, inteso qui non come «sistema di segni» ma ancor prima come fluire dell’Essere (non «casa1»). Perché non «sistema» né «casa»? Nel primo caso, il linguaggio della fede – l’unico che ci interessi in questo paragrafo – verrebbe ridotto a schematismo trascendentale. Ovvero, se la fede fosse esplicabile, in quanto linguaggio, con un «sistema di segni», si dovrebbe risalire all’origine di tali segni e alla condizione di possibilità (e pensabilità) di questi stessi segni. Vogliamo affermare, solennemente, che la fede non è un linguaggio ma è anzi, nella fede, che avviene qualcosa come il dare forma al linguaggio stesso della fede. Di modo che è questa ad «informare» il linguaggio e non questo, in quanto «sistema», a permettere le possibilità della fede stessa. Continua a leggere

Standard
Filosofia, Teologia

L’uomo come possibilità. La fede come impossibile possibilità

L’uomo1 è ogni volta possibilità. Dal momento in cui nasce, l’esistere «viene» al mondo, ed è questo il paradosso che lo costringe all’angoscia: che egli da «che è» si trova nel mondo, «Ci è», ma «essendo al mondo» nella forma rinviante della pura e mera possibilità, questo suo esistere non si dà propriamente «mai». Nascendo, l’uomo «viene» al mondo, entrandovi senza mai poterne catturare la totalità dei rimandi2. «Vivendo-Ci» egli, mentre «è», si proietta come possibilità che ha da essere. Cos’è che l’uomo «ha da essere»? Egli non lo sa, ed è per questo che il suo esistere è sempre possibile, mai reale3. Continua a leggere

Standard
Filosofia, Teologia

Superare l’«ora»

L’esistenza umana è di volta in volta in attesa. Il tempo che è «ora» definisce questa esistenza, ma anziché fissarla e rassicurarla la getta nella disperazione. L’essere dell’uomo, qualora si possa davvero parlare di «essere», è perpetuamente fissato tra il proprio linguaggio – col quale comprende di «essere» (qui come verbo) – e la propria carne. Anche la «scoperta» di una spiritualità propria dell’essere uomo si lega sempre e indissolubilmente ad una mancanza della carne. Mancanza per cui, peraltro, possiamo davvero parlar-ci come animali «spirituali». E’ questa la ragione principale per la quale quel che tradizionalmente viene definito come peccato originale trova nell’uomo, io credo, un dogma incontestabile. Continua a leggere

Standard
Teologia

L’aut-aut della teologia luterana

Quando Lutero scrive il De servo arbitrio sono passati quattro anni dalla Dieta di Worms (1521), termine ultimo e definitivo del rapporto tra il teologo di Eisleben e la Chiesa Cattolica. La rottura è diventata insanabile. Per la complessità delle vicende storiche, politiche e religiose, questo testo (questa nostra recensione) si limiterà all’analisi teologica dello scritto luterano in sé e per sé, cercando di delinearne la divergenza di pensiero rispetto a quello erasmiano (dunque cattolico)1. Continua a leggere

Standard