Filosofia, Teologia

Ogni linguaggio è storico, ma non quello della fede

DIO È MORTO
§ 4. Ogni linguaggio è storico,
ma non quello della fede

L’impresa che ci siamo proposti di portare avanti si è rivelata abissale non per difficoltà d’esposizione ma di comprensione dell’abisso stesso. La chiave è senz’altro il linguaggio, inteso qui non come «sistema di segni» ma ancor prima come fluire dell’Essere (non «casa1»). Perché non «sistema» né «casa»? Nel primo caso, il linguaggio della fede – l’unico che ci interessi in questo paragrafo – verrebbe ridotto a schematismo trascendentale. Ovvero, se la fede fosse esplicabile, in quanto linguaggio, con un «sistema di segni», si dovrebbe risalire all’origine di tali segni e alla condizione di possibilità (e pensabilità) di questi stessi segni. Vogliamo affermare, solennemente, che la fede non è un linguaggio ma è anzi, nella fede, che avviene qualcosa come il dare forma al linguaggio stesso della fede. Di modo che è questa ad «informare» il linguaggio e non questo, in quanto «sistema», a permettere le possibilità della fede stessa. Continua a leggere

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Filosofia, Teologia

Superare l’«ora»

DIO È MORTO
§ 1. Superare l'«ora».

L’esistenza umana è di volta in volta in attesa. Il tempo che è «ora» definisce questa esistenza, ma anziché fissarla e rassicurarla la getta nella disperazione. L’essere dell’uomo, qualora si possa davvero parlare di «essere», è perpetuamente fissato tra il proprio linguaggio – col quale comprende di «essere» (qui come verbo) – e la propria carne. Anche la «scoperta» di una spiritualità propria dell’essere uomo si lega sempre e indissolubilmente ad una mancanza della carne. Mancanza per cui, peraltro, possiamo davvero parlar-ci come animali «spirituali». E’ questa la ragione principale per la quale quel che tradizionalmente viene definito come peccato originale trova nell’uomo, io credo, un dogma incontestabile. Continua a leggere

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Storia

Rivalutare Lutero alla luce del cattolicesimo

Lutero non ebbe, nel 1517, una Chiesa che lo appoggiava. Non ebbe l’una, Santa, cattolica e apostolica alla sua destra. Ma da questo fatto, non deve nascerne necessariamente uno scontro teologico – che tutt’oggi separa, in alcuni casi a ragione. Se quel monaco agostiniano, così ardente e risolutivo nell’opera che si era prefissato di compiere, non ebbe dunque la fortuna – o il caso – di dialogare proficuamente con quella Chiesa di cui pure faceva parte, non fu, crediamo noi, per sue sole colpe. Continua a leggere

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Filosofia, Teologia

La Chiesa è il simbolo della storia

Se la storia vuole darsi come unità (provvista di senso), fuori della Chiesa (e vedremo perché essa si dà solo come Cattolica) non si può uscire. Le Chiavi di San Pietro tengono attorcigliati a sé, in tutto e per tutto, i destini dell’Umanità. Non (solo) per ragioni di fede, quanto piuttosto per ragioni storiche e storico-filosofiche. Tra gli illustri interpreti di questa visione, non si parlerà in questo luogo né di Hegel, né di Schleiermacher (di cui pure, in parte, ci siamo già occupati), quanto di Schelling. La soluzione al (suo) problema dell’identità (tra soggetto e oggetto, tra finito e infinito) si dà nei termini “visibili”, e “invisibili” al tempo stesso, della Chiesa Cattolica. Continua a leggere

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Storia

Perché l’Europa settentrionale è più ricca dell’Europa meridionale?

 

Un acronimo coniato da alcuni giornali britannici definisce l’Europa meridionale “PIGS”, che in inglese significa “maiali” e che sta per Portogallo, Italia, Grecia e Spagna. Tralasciando che sia un’espressione offensiva e razzista, essa fa riferimento ai paesi dell’Europa meridionale con una debole economia nazionale e un alto tasso di disoccupazione. Notiamo subito una caratteristica comune a questi quattro paesi: sono storicamente nazioni cattoliche, a differenza dei paesi dell’Europa settentrionale. E’ un caso? Continua a leggere

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