Filosofia, Teologia

Ogni linguaggio è storico, ma non quello della fede

L’impresa che ci siamo proposti di portare avanti si è rivelata abissale non per difficoltà d’esposizione ma di comprensione dell’abisso stesso. La chiave è senz’altro il linguaggio, inteso qui non come «sistema di segni» ma ancor prima come fluire dell’Essere (non «casa1»). Perché non «sistema» né «casa»? Nel primo caso, il linguaggio della fede – l’unico che ci interessi in questo paragrafo – verrebbe ridotto a schematismo trascendentale. Ovvero, se la fede fosse esplicabile, in quanto linguaggio, con un «sistema di segni», si dovrebbe risalire all’origine di tali segni e alla condizione di possibilità (e pensabilità) di questi stessi segni. Vogliamo affermare, solennemente, che la fede non è un linguaggio ma è anzi, nella fede, che avviene qualcosa come il dare forma al linguaggio stesso della fede. Di modo che è questa ad «informare» il linguaggio e non questo, in quanto «sistema», a permettere le possibilità della fede stessa. Continua a leggere

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Filosofia, Teologia

Il tempo scandito in Cristo

Esso [l’essere dell’io] è, come essere «attuale» – ossia come essere presente e reale, puntuale: un «ora» tra un «non più» e un «non ancora». Ma per il fatto di separarsi in essere e non essere, nel suo aspetto di scorrimento, svela anche l’idea dell’essere puro, che non ha nulla in sé di non essere, in cui non c’è nessun «non più» e «non ancora» e che non è temporale, ma eterno1.

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E. Stein, 1891-1942.

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Filosofia, Teologia

Morte del soggetto e dramma in Cristo

In un senso squisitamente estetico, seguendo l’etimologia del termine (dal greco “αἰσϑησις”), la croce rappresenta il nulla drammatico al quale non si può rimanere del tutto indifferenti. Colui che si fa chiamare “il Figlio dell’uomo” e viene nella “pienezza dei tempi”, il Rex Iudeorum Gesù Cristo è, essenzialmente – e primariamente -, nel luogo ostile e sanguinoso della croce. Continua a leggere

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Teologia

Sostituzione vicaria e beata speranza

Unterfassung e Stellvertretung. Sono questi i due termini privilegiati, e centrali, nell’analisi condotta da Hans Urs von Balthasar (1905-1988) in merito alla questione – spinosa, specie nell’universo della teologia cattolica – di un “inferno vuoto”. Più che questione – von Balthasar non dubita mai in toto della traditio theologica – si dovrebbe parlare di speranza. Una speranza, beata, profonda e caritatevole, nella quale i testi evangelici, come i primi padri greci, possono dar man forte. Come il teologo elvetico, molti altri hanno parlato dell’evento cristologico del Sabato Santo1 in termini teodrammatici, prima ancora che antropodrammatici. Continua a leggere

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Filosofia, Teologia

Essere davvero in Dio: Meister Eckhart

Se ora uno mi chiedesse cosa dunque è un uomo povero che niente vuole, risponderei così: finché l’uomo ha questo in sé, che è suo volere voler compiere la dolcissima volontà di Dio, un tale uomo non ha la povertà di cui vogliamo parlare; infatti egli ha ancora un volere, con cui vuol soddisfare la volontà di Dio, e questa non è la vera povertà. Se l’uomo deve avere vera povertà, deve essere così vuoto della propria volontà creata come lo era quando non esisteva. Perciò io vi dico nella verità eterna: finché avete la volontà di compiere il volere di Dio, e avete il desiderio dell’eternità e di Dio, voi non siete davvero poveri. Infatti è un vero povero soltanto colui che niente vuole e niente desidera. Quando ero nella mia causa prima, non avevo alcun Dio, e là ero causa di me stesso. Nulla volevo, nulla desideravo, perché ero un puro essere, che conosceva se stesso nella gioia della verità. Continua a leggere

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Filosofia, Teologia

Il togliersi dello spazio e del tempo

Questa idea del tempo, che è condizione della mutabilità, e che trova la sua applicazione nello spazio, è un’idea (e un principio) fisico. Tommaso d’Aquino ha sempre posto l’accento sull’unione di fede e ragione. I suoi studi su Dio, sul Sommo Bene, sono in questo senso scientifici, non nel senso moderno del termine, che cambia dopo la rivoluzione sperimentale. Le note che l’Aquinate elabora nella Summa Teologica sono tuttavia di grande interesse per i moderni teologi e metafisici (e, aggiungo io, filosofi). Continua a leggere

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