Filosofia

Il mistero della morte dell’Esserci

Sarebbe interessante e senz’altro produttivo poter leggere l’intera opera Essere e Tempo alla luce del paragrafo 47, ma né il tempo né le conoscenze ci consentono (per ora) di affrontare un simile lavoro. L’indicazione1 della rilevanza filosofica di tale paragrafo da parte del prof. Bancalari, a tale proposito, è risultata essere un importante stimolo per la stesura di un nostro commento, seppur breve, riguardo ad una lettura “cristiana” del paragrafo stesso. L’interpretazione, che ci affrettiamo a definire come provvisoria e parziale, segue le seguenti linee guida: da un lato Heidegger afferma la possibilità di una ricerca sulla totalità dell’essere dell’Esserci attraverso la morte degli altri; da un altro, tuttavia, l’autore si rende conto di come una tale ricerca, anziché avvicinarci all’essenza della totalità dell’essere dell’Esserci ci allontani piuttosto da essa. Ora, qual è la tesi che ci proponiamo di portare avanti? Secondo la nostra lettura, Heidegger pone l’essere dell’Esserci di fronte alla morte come perduto nel nulla – sia a livello fenomenologico sia, ad un livello più quotidiano, su di un piano esistentivo (la morte ci pone innanzi l’abisso dell’esistenza). Continua a leggere

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Filosofia

Noi non «siamo» noi, per lo più

Chi è allora colui che ha assunto l’essere come essere-assieme quotidiano 1?

Cerchiamo di rispondere immediatamente a questo interrogativo. Il Chi dell’essere-assieme quotidiano è il Si, in quanto esser se-Stesso quotidiano. Così, perlomeno, s’intitola uno dei paragrafi più chiari, a nostro modo di vedere, di tutto Essere e Tempo, celeberrima opera di Martin Heidegger (1927) che abbiamo già avuto modo di incontrare nelle nostre pagine. Il titolo del paragrafo 27 suona, nella traduzione italiana a cura di Paolo Chiodi, nella seguente maniera: “L’esser se-Stesso quotidiano e il Si“.

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Filosofia, Teologia

Il tempo scandito in Cristo

Esso [l’essere dell’io] è, come essere «attuale» – ossia come essere presente e reale, puntuale: un «ora» tra un «non più» e un «non ancora». Ma per il fatto di separarsi in essere e non essere, nel suo aspetto di scorrimento, svela anche l’idea dell’essere puro, che non ha nulla in sé di non essere, in cui non c’è nessun «non più» e «non ancora» e che non è temporale, ma eterno1.

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E. Stein, 1891-1942.

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