Filosofia

La necessità di un ritorno alla questione dell’Esserci. Contro la filosofia dell’animalità.

DIO È MORTO
§ 7. La necessità di un ritorno alla questione dell’Esserci.
Contro la filosofia dell’animalità.

Lo scopo di questo paragrafo non è immediatamente costruttivo, ma primariamente distruttivo. Attraverso la critica di un certo modo di pensare, si vuole aprire il campo ad un’indagine ben più articolata, che sarà compito e missione di questo libro portare alla luce nelle sue linee fondamentali. Non è intenzione di questo paragrafo entrare nel dettaglio delle singole «posizioni» prese dalla filosofia occidentale rispetto al dibattito sull’animale e l’animalità. Sarà sufficiente un resoconto formale delle suddette posizioni, in quanto ciò in cui esse mancano costantemente è ciò che esse stesse non possono mai vedere, cieche come sono nella loro insensata battaglia. La questione dell’animalità, per come viene a strutturarsi – o a de-strutturarsi – da Derrida in poi, è molto complessa, ampia nella sua letteratura primaria come in quella secondaria. Per l’intento polemico di questo paragrafo, si chiede al lettore di seguire il fondamento del discorso e del pensiero sull’animalità per come viene a configurarsi in Derrida. I seguaci di questo filosofo, per il poco che mi è parso di leggere1, hanno sostanzialmente implementato un pensiero che, pur nel suo interesse globale, mi pare partire da un fondamento, quel fondamento, che qui si vuole criticare. Continua a leggere

Annunci
Standard
Filosofia, Teologia

Morte del soggetto e dramma in Cristo

In un senso squisitamente estetico, seguendo l’etimologia del termine (dal greco “αἰσϑησις”), la croce rappresenta il nulla drammatico al quale non si può rimanere del tutto indifferenti. Colui che si fa chiamare “il Figlio dell’uomo” e viene nella “pienezza dei tempi”, il Rex Iudeorum Gesù Cristo è, essenzialmente – e primariamente -, nel luogo ostile e sanguinoso della croce. Continua a leggere

Standard
Filosofia, Teologia

Vita eterna, di John Wisdom.

Risultati immagini per john wisdom

John Wisdom (1904-1993)

In un breve saggio del 1969, il filosofo e allievo di Ludwig Wittgenstein, John Wisdom, analizza una tematica il cui titolo porta alla luce l’estrema difficoltà: Vita eterna. Nel libro curato in Italia da Quodlibet, che questo articolo tiene sotto gli occhi come riferimento testuale, e intitolato La logica di Dio, e altri saggi sulla religione, Wisdom analizza le domande più comuni, e forse proprio per questo meno chiare di altre, sulle quali tanto lo scettico quanto il credente sbattono la testa almeno una volta nella loro vita. Continua a leggere

Standard
Filosofia, Teologia

La Chiesa è il simbolo della storia

Se la storia vuole darsi come unità (provvista di senso), fuori della Chiesa (e vedremo perché essa si dà solo come Cattolica) non si può uscire. Le Chiavi di San Pietro tengono attorcigliati a sé, in tutto e per tutto, i destini dell’Umanità. Non (solo) per ragioni di fede, quanto piuttosto per ragioni storiche e storico-filosofiche. Tra gli illustri interpreti di questa visione, non si parlerà in questo luogo né di Hegel, né di Schleiermacher (di cui pure, in parte, ci siamo già occupati), quanto di Schelling. La soluzione al (suo) problema dell’identità (tra soggetto e oggetto, tra finito e infinito) si dà nei termini “visibili”, e “invisibili” al tempo stesso, della Chiesa Cattolica. Continua a leggere

Standard
Filosofia, Teologia

Nella dissoluzione, la soluzione di Schleiermacher

“Uber die Religion”, 1799

 

La filosofia della religione, come disciplina, ha un’evoluzione molto complessa, tanto che qui non ci sembra né il luogo né il momento di riassumerne le tappe fondamentali. Ciò su cui oggi getteremo lo sguardo è invece la filosofia di Schleiermacher (1768-1834), in seno a quel dibattito sulla religione assoluta (e sulla sua ipotetica pensabilità) che teneva tanto occupate le menti e le fatiche filosofiche degli idealisti tedeschi (anche, se vogliamo, dei romantici). Continua a leggere

Standard
Filosofia, Teologia

Muoversi da credenti nell’ambiente filosofico moderno

La domanda che più spesso mi viene posta da chi non frequenta l’ambiente filosofico come disciplina a sé stante (come studio Universitario, nella fattispecie) è la seguente: “Cristiano e filosofo: bizzarro. Ma come fai?”. E la domanda è, in tempi moderni, quanto mai azzeccata. In effetti, entrando in Città Universitaria, come nella sede di Villa Mirafiori (a Roma), ci si sente quasi padri della Chiesa, o martiri, confrontandosi con le vedute della maggior parte dei “filosofi” (o meglio, studiosi di filosofia). Questo impatto e questa tacita guerra quotidiana mi ha rinforzato non solo da un punto di vista “scientifico”, di ricerca personale e di serietà negli studi, ma anche da un punto di vista (questo fatto già più consequenziale) di fede. Il mio essere credente, in breve, è visto come qualcosa di contraddittorio, e poco conciliante, con la professione che (mi auguro) svolgerò fino al termine della mia vita, quella del filosofo.

Sant’Agostino (354-430), era un convinto sostenitore dell’accordo tra fede e ragione, tra filosofia e religione.

Continua a leggere

Standard