Filosofia, Teologia

Ogni linguaggio è storico, ma non quello della fede

DIO È MORTO
§ 4. Ogni linguaggio è storico,
ma non quello della fede

L’impresa che ci siamo proposti di portare avanti si è rivelata abissale non per difficoltà d’esposizione ma di comprensione dell’abisso stesso. La chiave è senz’altro il linguaggio, inteso qui non come «sistema di segni» ma ancor prima come fluire dell’Essere (non «casa1»). Perché non «sistema» né «casa»? Nel primo caso, il linguaggio della fede – l’unico che ci interessi in questo paragrafo – verrebbe ridotto a schematismo trascendentale. Ovvero, se la fede fosse esplicabile, in quanto linguaggio, con un «sistema di segni», si dovrebbe risalire all’origine di tali segni e alla condizione di possibilità (e pensabilità) di questi stessi segni. Vogliamo affermare, solennemente, che la fede non è un linguaggio ma è anzi, nella fede, che avviene qualcosa come il dare forma al linguaggio stesso della fede. Di modo che è questa ad «informare» il linguaggio e non questo, in quanto «sistema», a permettere le possibilità della fede stessa. Continua a leggere

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Teologia

L’aut-aut della teologia luterana

Quando Lutero scrive il De servo arbitrio sono passati quattro anni dalla Dieta di Worms (1521), termine ultimo e definitivo del rapporto tra il teologo di Eisleben e la Chiesa Cattolica. La rottura è diventata insanabile. Per la complessità delle vicende storiche, politiche e religiose, questo testo (questa nostra recensione) si limiterà all’analisi teologica dello scritto luterano in sé e per sé, cercando di delinearne la divergenza di pensiero rispetto a quello erasmiano (dunque cattolico)1. Continua a leggere

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Teologia

La disputa di Heidelberg

Giovanni Miegge non ha avuto dubbi in proposito: «Il 25 aprile 1518, mentre l’affare delle indulgenze attirava da ogni parte una notorietà rumorosa sul nome di Lutero, il capitolo generale degli Agostiniani era riunito a Heidelberg. Lutero vi fu ascoltato e discusso, non sulla questione delle indulgenze, ma sui fondamenti della sua dottrina della penitenza, del peccato e della grazia. Nelle tesi formulate in quella occasione, Lutero ha fissato il canone della sua teologia della croce.1» E in effetti, proprio nella circostanza della disputa di Heidelberg, Lutero formula per la prima volta, e in maniera autentica, le tesi che delineano il suo più intimo pensiero teologico noto come theologia crucis. 28 tesi teologiche, 11 tesi filosofiche (delle quali non ci occuperemo in questo luogo). Il maestro in santa teologia Martin Lutero introduce le tesi infiammando fin da subito la disputa:

«Diffidando di noi stessi, secondo il consiglio dello spirito: Non ti appoggiare sul tuo discernimento, presentiamo umilmente al giudizio di tutti coloro che vorranno essere presenti i seguenti paradossi teologici, affinché appaia chiaro se a ragione o a torto siano stati tratti dal divino Paolo, vaso e strumento elettissimo del Cristo, e da sant’Agostino, il suo più fedele interprete.» Continua a leggere

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Filosofia, Storia

Machiavelli cattolico

Per la complessità del fenomeno “Machiavelli cristiano”, ancor più che per la complessità del “Machiavelli cattolico”1, potrebbe non bastare un intero libro. Rispetto, infatti, a tutta la produzione machiavelliana2, l’Esortazione alla penitenza, databile intorno al 1526-15273, rappresenta un unicum rispetto al quale è difficile confrontarsi se non con le dovute cautele. In ogni caso, per quanto riguarda la nostra breve ma confidiamo interessante analisi, uno scritto come quello dell’Esortazione getta (o potrebbe gettare) una nuova luce sul significato profondo dell’ultimissimo Machiavelli. Continua a leggere

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Storia

Rivalutare Lutero alla luce del cattolicesimo

Lutero non ebbe, nel 1517, una Chiesa che lo appoggiava. Non ebbe l’una, Santa, cattolica e apostolica alla sua destra. Ma da questo fatto, non deve nascerne necessariamente uno scontro teologico – che tutt’oggi separa, in alcuni casi a ragione. Se quel monaco agostiniano, così ardente e risolutivo nell’opera che si era prefissato di compiere, non ebbe dunque la fortuna – o il caso – di dialogare proficuamente con quella Chiesa di cui pure faceva parte, non fu, crediamo noi, per sue sole colpe. Continua a leggere

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