Filosofia, Teologia

I meme salveranno il Cattolicesimo?

E’ ormai da qualche tempo che la mia bacheca di Facebook, per una scelta più o meno consapevole, è passata da “post” più o meno seri sui temi davvero importanti per la mia esistenza (l’arte, la poesia, la filosofia, il cinema e, udite udite, la religione) a “immagini” con brevissime didascalie, niente affatto primariamente attinenti al tema significato, ironiche (ma di un’ironia davvero acuta), e pregne di simbolicità: sto parlando di ciò che è comunemente conosciuto come “memes”.

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Dalla pagina “Aristotelian Memes”

Come ogni altro fenomeno del web, e in modo particolare del web Facebook, ciò che è “di tendenza” non è scelto immediatamente dall’utente singolo, ma è piuttosto sovra-determinato da un potente sistema algoritmico-matematico che seleziona e, per così dire, intenziona ciò che noi “vogliamo” vedere scorrendo la home del celebre social network. Parlare di meme, allora, non è più semplicemente una sciocchezza nerdofila, né tantomeno un argomento riducibile alla semplice chiacchiera da bar. Il caso di Pepe the Frog è solo un esempio, quand’anche eccezionale, dell’importanza che un “semplice” meme può rivestire sulle decisioni effettive, fattuali, più o meno gravi, più o meno dense di conseguenza, che quotidianamente guidano i nostri spiriti (molli).

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Dalla pagina “Aristotelian Memes”

In un tale contesto, che ho davvero banalizzato all’osso, e sul quale è richiesta un’indagine più seria di quanto si creda normalmente, il giusto utilizzo del giusto meme, con la giusta didascalia e la giusta ironia, può diventare, da semplice “tendenza” del web, fenomeno d’importanza capitale. In un’epoca come la nostra, che vive di immagini e cancella progressivamente la parola, in tutti i molteplici e significativi sensi che essa, nella sua ricchezza, si porta dietro, il meme, senza rappresentare IL ma un (senz’altro potente) rimedio al silenzio sui temi davvero importanti del nostro esserci quotidiano, si erge a rimedio intelligente di “rete da pesca” planetaria.

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Dalla pagina italiana “Brigata Ratzinger”

Rispetto ad un tema così delicato come quello del Cattolicesimo, costretto ormai a sminuirsi e ad umiliarsi sempre più per sperare d’essere ascoltato (comunque senza grande successo), e di fronte al silenzio degli organi “più o meno ufficiali”, una delle possibili strategie di marketing (da intendere qui come concetto filosofico) è proprio quella del meme (attraverso il quale e sul quale, semmai, costruire una nuova teologia, nel senso scolastico del termine). Perché il meme? Almeno per due ragioni: esso 1. parla la lingua dei giovani atrofizzati dal linguaggio del web 2. elevando a significante fondamentale lo strumento poetico (inteso qui come metonimia per “segnico” e, come vuole l’etimologia, “agente”) più potente che ci sia, il simbolo. E’ assai probabile che questo discorso cadrà nel vuoto delle infinite pagine web che ogni secondo si creano nel globo della rete. Ma tentar non nuoce.

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