Filosofia, Teologia

L’uomo come possibilità. La fede come impossibile possibilità

L’uomo1 è ogni volta possibilità. Dal momento in cui nasce, l’esistere «viene» al mondo, ed è questo il paradosso che lo costringe all’angoscia: che egli da «che è» si trova nel mondo, «Ci è», ma «essendo al mondo» nella forma rinviante della pura e mera possibilità, questo suo esistere non si dà propriamente «mai». Nascendo, l’uomo «viene» al mondo, entrandovi senza mai poterne catturare la totalità dei rimandi2. «Vivendo-Ci» egli, mentre «è», si proietta come possibilità che ha da essere. Cos’è che l’uomo «ha da essere»? Egli non lo sa, ed è per questo che il suo esistere è sempre possibile, mai reale3. Continua a leggere

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Filosofia, Teologia

Superare l’«ora»

L’esistenza umana è di volta in volta in attesa. Il tempo che è «ora» definisce questa esistenza, ma anziché fissarla e rassicurarla la getta nella disperazione. L’essere dell’uomo, qualora si possa davvero parlare di «essere», è perpetuamente fissato tra il proprio linguaggio – col quale comprende di «essere» (qui come verbo) – e la propria carne. Anche la «scoperta» di una spiritualità propria dell’essere uomo si lega sempre e indissolubilmente ad una mancanza della carne. Mancanza per cui, peraltro, possiamo davvero parlar-ci come animali «spirituali». E’ questa la ragione principale per la quale quel che tradizionalmente viene definito come peccato originale trova nell’uomo, io credo, un dogma incontestabile. Continua a leggere

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Filosofia, Teologia

Morte del soggetto e dramma in Cristo

In un senso squisitamente estetico, seguendo l’etimologia del termine (dal greco “αἰσϑησις”), la croce rappresenta il nulla drammatico al quale non si può rimanere del tutto indifferenti. Colui che si fa chiamare “il Figlio dell’uomo” e viene nella “pienezza dei tempi”, il Rex Iudeorum Gesù Cristo è, essenzialmente – e primariamente -, nel luogo ostile e sanguinoso della croce. Continua a leggere

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