Filosofia, Poesia

Commento a Todes-Erfahrung, di R.M. Rilke

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Spiegare il significato di una poesia, quantunque fosse possibile, negherebbe la poesia stessa. Il racconto non è mai all’altezza della visione. Ma la dizione poetica è essa stessa la visione. Eppure, ci siamo dimenticati il reale significato del «vedere». L’osservazione teleologica dell’«ente», oscurando il puro e semplice vedere, «vela» il visto coprendolo di pensieri. Lo copre, cioè, di vane parole. Per non commettere l’errore di chi «commenta» l’ente poetico, limitiamoci a meditare e a sentire la poesia di Rilke nel suo originale tedesco. Allora, ci verrà forse offerta la possibilità non di tra-durre il poetato ma di muoverci insieme ad esso. Non diremo mai: “qui il poeta dice…”, perché il di lui «detto» – der Dichter è il poeta, das Gedicht è il destino poetante, la poesia – è ciò che, propriamente, la poesia dice «già» – non appena la si dica. Continua a leggere

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Filosofia

La sepoltura dell’ἀλήθεια sotto le rovine romane della certitudo

Una questione che potrebbe essere superficialmente ridotta a «questione terminologica» assume nel Parmenide di Heidegger un’urgenza tanto impellente da riguardare, al contrario, la «storia “mondiale” europea dell’età moderna» [1]. Com’è ovvio, il paragrafo che qui vi presentiamo non ha (né può avere) la pretesa di essere esauriente. Quello che faremo sarà percorrere i passaggi logici attraverso i quali, con una sicurezza che potrebbe destare scalpore, Heidegger arriva ad affermare, infine: «la veritas romana è diventata la “giustizia” della volontà di potenza» [2], con chiaro riferimento a Friedrich Nietzsche, «con il cui pensiero la metafisica occidentale raggiunge il suo culmine» [3]. Continua a leggere

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Filosofia

La necessità di un ritorno alla questione dell’Esserci. Contro la filosofia dell’animalità

Lo scopo di questo paragrafo non è immediatamente costruttivo, ma primariamente distruttivo. Attraverso la critica di un certo modo di pensare, si vuole aprire il campo ad un’indagine ben più articolata, che sarà compito e missione di questo libro portare alla luce nelle sue linee fondamentali. Non è intenzione di questo paragrafo entrare nel dettaglio delle singole «posizioni» prese dalla filosofia occidentale rispetto al dibattito sull’animale e l’animalità. Sarà sufficiente un resoconto formale delle suddette posizioni, in quanto ciò in cui esse mancano costantemente è ciò che esse stesse non possono mai vedere, cieche come sono nella loro insensata battaglia. La questione dell’animalità, per come viene a strutturarsi – o a de-strutturarsi – da Derrida in poi, è molto complessa, ampia nella sua letteratura primaria come in quella secondaria. Per l’intento polemico di questo paragrafo, si chiede al lettore di seguire il fondamento del discorso e del pensiero sull’animalità per come viene a configurarsi in Derrida. I seguaci di questo filosofo, per il poco che mi è parso di leggere1, hanno sostanzialmente implementato un pensiero che, pur nel suo interesse globale, mi pare partire da un fondamento, quel fondamento, che qui si vuole criticare. Continua a leggere

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Filosofia, Teologia

Superare l’«ora»

L’esistenza umana è di volta in volta in attesa. Il tempo che è «ora» definisce questa esistenza, ma anziché fissarla e rassicurarla la getta nella disperazione. L’essere dell’uomo, qualora si possa davvero parlare di «essere», è perpetuamente fissato tra il proprio linguaggio – col quale comprende di «essere» (qui come verbo) – e la propria carne. Anche la «scoperta» di una spiritualità propria dell’essere uomo si lega sempre e indissolubilmente ad una mancanza della carne. Mancanza per cui, peraltro, possiamo davvero parlar-ci come animali «spirituali». E’ questa la ragione principale per la quale quel che tradizionalmente viene definito come peccato originale trova nell’uomo, io credo, un dogma incontestabile. Continua a leggere

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Filosofia, Teologia

Morte del soggetto e dramma in Cristo

In un senso squisitamente estetico, seguendo l’etimologia del termine (dal greco “αἰσϑησις”), la croce rappresenta il nulla drammatico al quale non si può rimanere del tutto indifferenti. Colui che si fa chiamare “il Figlio dell’uomo” e viene nella “pienezza dei tempi”, il Rex Iudeorum Gesù Cristo è, essenzialmente – e primariamente -, nel luogo ostile e sanguinoso della croce. Continua a leggere

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