Filosofia, Teologia

L’uomo come possibilità. La fede come impossibile possibilità

L’uomo1 è ogni volta possibilità. Dal momento in cui nasce, l’esistere «viene» al mondo, ed è questo il paradosso che lo costringe all’angoscia: che egli da «che è» si trova nel mondo, «Ci è», ma «essendo al mondo» nella forma rinviante della pura e mera possibilità, questo suo esistere non si dà propriamente «mai». Nascendo, l’uomo «viene» al mondo, entrandovi senza mai poterne catturare la totalità dei rimandi2. «Vivendo-Ci» egli, mentre «è», si proietta come possibilità che ha da essere. Cos’è che l’uomo «ha da essere»? Egli non lo sa, ed è per questo che il suo esistere è sempre possibile, mai reale3. Continua a leggere

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Filosofia

L’atto precede la potenza

Importantissime furono le traduzioni di Ibn Sina, che per gli occidentali è Avicenna, cui si devono tanto il celebre Canone quanto i trattati filosofici (soprattutto il Libro della guarigione) che restarono fondamentali1.

La filosofia occidentale, come filosofia del cristianesimo, deve confrontarsi, necessariamente, con la filosofia orientale, come filosofia araba, islamica, di autori quali Averroè, al-Farabi, Ibn Hazm, al-Gazzali e da ultimo, ma precedente in qualche modo a tutti gli altri, Avicenna. E’ a quest’uomo (980-1037) che si deve una prima sistematizzazione, filosofico-logica, storica in qualche modo, della filosofia aristotelica. Certo, mediata dalle concezioni religiose vigenti nell’Islam (come religione monoteista) ma senza dubbio cruciali, per la portata e la vastità dell’opera, per certa filosofia occidentale, giunta a noi fino ad oggi, nell’analisi di quel che è prima di ogni altra filosofia, in quanto proprio filosofia prima, Metafisica.

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