Filosofia

La necessità di un ritorno alla questione dell’Esserci. Contro la filosofia dell’animalità

Lo scopo di questo paragrafo non è immediatamente costruttivo, ma primariamente distruttivo. Attraverso la critica di un certo modo di pensare, si vuole aprire il campo ad un’indagine ben più articolata, che sarà compito e missione di questo libro portare alla luce nelle sue linee fondamentali. Non è intenzione di questo paragrafo entrare nel dettaglio delle singole «posizioni» prese dalla filosofia occidentale rispetto al dibattito sull’animale e l’animalità. Sarà sufficiente un resoconto formale delle suddette posizioni, in quanto ciò in cui esse mancano costantemente è ciò che esse stesse non possono mai vedere, cieche come sono nella loro insensata battaglia. La questione dell’animalità, per come viene a strutturarsi – o a de-strutturarsi – da Derrida in poi, è molto complessa, ampia nella sua letteratura primaria come in quella secondaria. Per l’intento polemico di questo paragrafo, si chiede al lettore di seguire il fondamento del discorso e del pensiero sull’animalità per come viene a configurarsi in Derrida. I seguaci di questo filosofo, per il poco che mi è parso di leggere1, hanno sostanzialmente implementato un pensiero che, pur nel suo interesse globale, mi pare partire da un fondamento, quel fondamento, che qui si vuole criticare. Continua a leggere

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Filosofia

Noi non «siamo» noi, per lo più

Chi è allora colui che ha assunto l’essere come essere-assieme quotidiano 1?

Cerchiamo di rispondere immediatamente a questo interrogativo. Il Chi dell’essere-assieme quotidiano è il Si, in quanto esser se-Stesso quotidiano. Così, perlomeno, s’intitola uno dei paragrafi più chiari, a nostro modo di vedere, di tutto Essere e Tempo, celeberrima opera di Martin Heidegger (1927) che abbiamo già avuto modo di incontrare nelle nostre pagine. Il titolo del paragrafo 27 suona, nella traduzione italiana a cura di Paolo Chiodi, nella seguente maniera: “L’esser se-Stesso quotidiano e il Si“.

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Filosofia, Teologia

Morte del soggetto e dramma in Cristo

In un senso squisitamente estetico, seguendo l’etimologia del termine (dal greco “αἰσϑησις”), la croce rappresenta il nulla drammatico al quale non si può rimanere del tutto indifferenti. Colui che si fa chiamare “il Figlio dell’uomo” e viene nella “pienezza dei tempi”, il Rex Iudeorum Gesù Cristo è, essenzialmente – e primariamente -, nel luogo ostile e sanguinoso della croce. Continua a leggere

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Filosofia

L’importanza di tornare all’uomo

Questo ente privilegiato, l’ens, quod natum est convenire cum omni ente, è l’anima. Il primato dell’«esserci» su ogni altro ente, che qui emerge senza tuttavia essere ontologicamente chiarito, non ha evidentemente nulla in comune con una cattiva soggettivazione del tutto dell’ente.1

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Filosofia, Scienza

Implosione tecnologica

Fino a che punto siamo disposti ad accelerare il processo evolutivo? Un interessante studio nel numero di Aprile di National Geographic Italia riporta alcuni possibili scenari riguardanti l’uomo e il destino della sua specie. Charles Darwin, parlando della selezione naturale, era su questo punto abbastanza chiaro; l’uomo non può fare soltanto di testa propria. La natura, rispetto alla sua specie, sta ad un livello superiore. Come l’arte (il prodotto artistico) non potrà mai realmente idealizzare la natura da cui trae il proprio sostentamento, così l’uomo non potrà mai superare il limite impostogli dalla Madre1, modificandone le classi costitutive. Questo discorso, come è evidente, vale per ogni ambito di studio: dalla biologia, alla bioetica, alla stessa filosofia e scienza generalmente intesa. Continua a leggere

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