Filosofia

La posizione dell’uomo nel cosmo

Nella “Prefazione alla prima edizione” dell’opera, Max Scheler pone fin da subito le basi della sua ricerca, sintetizzandole nel vasto problema relativo alla domanda: Che cosa è l’uomo? Bisogna tener presente che nello stesso periodo in cui l’autore scrive (la Prefazione di cui sopra risale all’Aprile del 1928), è già apparsa sulla scena filosofica mondiale l’opera più importante, probabilmente, dell’intero Novecento: Essere e Tempo, di Martin Heidegger, non a caso allievo, come Scheler, di Edmund Husserl, fenomenologo dalla cui scuola uscirono figure come quelle di Dilthey (a più riprese citato da Scheler), Edith Stein e Conrad-Martius, solo per citare i più celebri. Scrive Heidegger (§ 9 di Essere e Tempo):

«L’ente che ci siamo proposti di esaminare è il medesimo che noi stessi sempre siamo.»

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Filosofia

L’importanza di tornare all’uomo

Questo ente privilegiato, l’ens, quod natum est convenire cum omni ente, è l’anima. Il primato dell’«esserci» su ogni altro ente, che qui emerge senza tuttavia essere ontologicamente chiarito, non ha evidentemente nulla in comune con una cattiva soggettivazione del tutto dell’ente.1

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